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TECNICA/ Genesi dei terremoti e deriva delle piattaforme continentali
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Lamezia Terme - La terra ha assunto forma e consistenza, unitamente agli altri pianetì ed al sole, a seguito dell’addensarsi di un ammasso di polvere interstellare, la cui temperatura rimase elevatissima per miliardi di anni. In detto periodo col suo lento diminuire ed il relativo consolidarsi della polvere interstellare, i pianeti hanno assunto la specifica conformazione attuale. In particolare la nostra terra si presenta nella sua forma di sfera schiacciata ai poli, ed internamente distinta in strati concentrici, ove gli elementi più pesanti si sono addensati verso l’interno mantenendo la temperatura di circa 7000 gradi, e allo stato liquido, ma fortemente compresso e distinto come nucleo centrale dello spessore di 1216 km; di seguito si è stabilizzato un secondo “nucleo esterno” dello spessore di 2270 km, leggermente più freddo e di consistenza meno densa. Entrambi i nuclei pare che contengano solamente ferro e nichel. Un terzo strato detto mantello, è formato prevalentemente da rocce fuse di silicio, manganese e alluminio. Segue l’astenosfera, la cui temperatura si aggira su i 1000 gradi, costituita da materiale roccioso fluido, e sede di fenomeni convettivi di correnti calde che sono causa di tutti gli spostamenti delle placche costituenti la crosta terrestre. In particolare quest’ultima, che è lo strato più sottile, più solido e meno caldo, si distingue in crosta oceanica, spessa circa 5-10 km, e quella continentale, spessa da 30 a 80 km. Nel suo complesso agli effetti dei moti convettivi sopra citati, si aggiungono quelli conseguenti al moto rotatorio del pianeta sia intorno al sole che intorno a se stesso, egualmente contribuendo al suo frazionamento in più placche o zolle, la cui linea di separazione è detta faglia. Si deve a Mandeleev l’elaborazione del sistema periodico dei 92 elementi fondamentali che la costituiscono. Questi lenti movimenti determinano scontri e frizioni tra le placche, e quindi la crescita di pressione lungo le loro faglie fino a determinarne la rapida rottura dei margini a contatto, o altri fenomeni di subduzione, col raggiungimento di enormi energie potenziali fino al rapido rilascio di azioni dinamiche a carattere ondulatorio. E’ questo il terremoto. Oggi oggetto principale di discussione ed accertamento è l’entità delle massime accelerazioni indotte dal sisma, dalle quali deriva a priori la prevedibilità dell’input sismico che solleciterà le strutture edilizie. Ma non è solo questo il fenomeno negativo determinato dalla presenza delle faglie. Attraverso le sue fessure, spinto dalle enormi pressioni interne il materiale liquido del mantello e dell’astenosfera penetra nella crosta oceanica espandendosi e trasportando con se oceani e continenti come su un lento nastro trasportatore, con la velocità di un centimetro all’anno. Quando questo magma rovente riesce a perforare la litosfera nasce il vulcano; o si riversa nella crosta oceanica formando le dorsali oceaniche, o continua a fluire fino a dare vita ai vulcani marini, o a creare isole di natura tettonica. Le placche oltre che scontrarsi per attrito, possono anche infilarsi l’una sotto l’altra, e creare delle fosse (vedi il Marmorto), o dorsali. Il vario movimento della placche o zolle richiede profondi studi e sperimentazioni, e quello che a noi oggi interessa è di averne capito l’origine e soprattutto che il loro verificarsi è ineluttabile, e nulla possiamo fare per bloccarne gli effetti, e né sono prevedibili. La teoria della tettonica a placche o zolle ne studia, nella sua complessità tutti gli effetti. Dobbiamo solo saper difenderci almeno in superficie dal fenomeno terremoti, ed oggi ne abbiamo i mezzi. La migliore difesa è la prevenzione, e prevenzione significa saper costruire ed applicare le tecnologie che ne annullano gli effetti distruttivi.
La posizione geografica dell’Italia ha subito una particolare evoluzione geologica che le ha prodotto una conformazione orografica costituita da una continua catena montuosa sia a nord, con le Alpi, che con l’Appennino con la sua forma allungata quasi a dividere in due il Mediterraneo. Si ipotizza che le Alpi si siano corrugate in roccia metamorfica e sedimentaria oltre 30 milioni di anni fa, a seguito dello scontro tra la placca europea e quella africana, mentre tutta la catena dell’appennino, sollevarsi per lo scontro di falde di minore spessore intorno ad un arco di 8 milioni di anni, ed ancora non ha raggiunto la sua definitiva stabilità. Nell’attuale catena montuosa appenninica sono ancora in atto movimenti della crosta, lacerata in placche che continuano a scontrarsi lungo le loro faglie determinando i terremoti.
Ma vediamo che cosa succede a 10 o 50 e più Km di profondità, nel così detto ipocentro, quale punto di scontro e frattura reciproca delle zolle a contatto. Si racconta che istanti prima che si verifichi il terremoto, alcuni riescono a percepire nell’aria strani fenomeni luminosi anomali, o che il cielo assume un colore rossastro, o punti scintillanti come stelle cadenti, o rumori del vento come un cerchio di fuoco, o una nube di fuoco mentre la terra trema, o si nota un certo nervosismo negli animali sensibili alle onde elettromagnetiche attraverso i loro peli. Anche adesso nel terremoto dell’Aquila si sono verificate strane nebbie ed altre anomalie. Ma fisicamente come si spiegano ? Anche Plinio il vecchio, descrivendo un terremoto dell’89 a.C. parla di fiamme e fumo che guizzavano nel cielo. Ed Emanuele Kant nel ‘700 riferì nei suoi scritti di fenomeni strani, luci e abbagli prima del terremoto. Ultimamente si è parlato di un gas, il radon, la cui presenza preannunzierebbe i terremoti. Questi fenomeni sono certamente veri e non fantasiosi, ma possiamo capirne la loro natura solamente indagando su che cosa avviene in profondità. Non sono da escludersi fenomeni di piezoelettricità che si verificano in minerali di quarzo che se fortemente compressi sprigionano elettricità, o l’altro fenomeno di triboelettricità causato da sfregamenti fra le rocce, o di piroelettricità che è prodotta dal calore. Su questi fenomeni vi è una teoria più recente accreditabile a Friedeman Freud, che le rocce quando sono sottoposte a forte stress diventano portatrici di cariche elettriche prive di elettroni, che arrivando in superficie creano intensi campi elettrici i quali si arricchirebbero degli elettroni contenuti nelle molecole dell’aria elettrizzandola. Altri fenomeni potrebbero ancora essere determinati da gas, i quali durante il sisma che deforma il terreno, emergendo in superficie, si accompagna a vapori di zolfo e di bitume. Potrebbero far parte di questi fenomeni i tanti discussi Ufo: bolle di cariche elettriche luminose che spariscono nel nulla. E’ d’uopo concludere su questo argomento che il terremoto comporta una riorganizzazione della crosta terrestre che non si esplicita solo in movimento meccanico distruttivo, ma anche con la produzione di segnali elettromagnetici. Di conseguenza dobbiamo considerare la prevedibilità una battaglia persa in partenza, perché i segnali descritti mancano di indicazione precisa e puntuale del luogo che sarà colpito, e nel dubbio a nessuna popolazione si potrà imporre l’evacuazione delle proprie case. Ma occupiamoci degli effetti materiali che seguono al rapido innesco dell’immensa energia rilasciata nell’ipocentro dalla frantumazione delle due placche in pressione, che si estrinseca in onde d’urto violente fino alla superficie. Non vi è dubbio che una quota di questa energia viene consumata lungo il tragitto fino alla superficie, quantità che dipende dalla pressione raggiunta dalle placche in contatto, dalla profondità dell’ipocentro, e sopratutto dalla qualità e consistenza del terreno che le onde devono attraversare. La restante energia è disponibile per distruggere i nostri palazzi, o addirittura creare crepe nel terreno stesso. Noi siamo impotenti ad intervenire nella prima fase d’urto in profondità, ma possiamo renderci attivi sulla verifica dei terreni ai quali affidare i nostri fabbricati operando oculate scelte. Compito questo di pertinenza del Geologo, il cui risultato puntuale rimane sempre aleatorio, tantoché le norme, le più avanzate attuali, devono sempre ripiegare su una soluzione probabilistica, creando modelli geologico-tecnici finalizzati alla microzonizzazione sismica, poiché alcuni terreni producono amplificazioni locali causando molti danni, mentre altri potrebbero contribuire ad una mitigazione del danno sismico. E’ importante avere una conoscenza dell’origine geologica dei terreni la cui differenza determina fortemente il cosi detto “ effetto sito “. Oggi le Leggi distinguono i terreni in categorie diverse per pericolo sismico ricorrendo più che allo studio della natura del terreno, al ricorso storico degli eventi distruttivi verificatesi nelle varie zone nel tempo. Il Dipartimento della Protezione Civile è attualmente impegnato in un progetto di sistemazione informativa per la valutazione della pericolosità geologica mediante realizzazione della citata microzonizzazione sismica almeno per i centri urbani. Mentre la tecnologia è molto più avanzata, poiché può prescindere da un più accurato esame del terreno, avendo già messo a punto validi sistemi capaci di assorbire buona parte dell’energia cinetica che il sisma trasferirebbe alle strutture dell’edificio, ed ancora di più creando una soluzione di continuità tra terreno e fabbricato, attraverso l’isolamento alla base. Nella produzione e studi di questi sistemi, dovuti all’ENEA-GLIS, l’Italia , almeno in Europa è all’avanguardia.

Ing. Aldo Gatti
 
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Autore: Ing. Aldo Gatti |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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