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Presentato il primo lavoro letterario di Mario Polidori
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Lamezia Terme - « Fino ad un anno d’ età non ho parlato ed ero un uomo libero, ma un bel giorno ho deciso di farlo e non ho più smesso. E più parlavo e più mi mettevo nei casini. Per togliermi di mezzo mia madre comprò il box e dentro ci buttò me e qualche giocattolo. Dieci minuti dopo mi presentai in cucina. Avevo imparato a camminare». Così Mario Polidori scrive nel suo primo lavoro « Posso dire qualcosa? di Miao Pioi», che è stato presentato dall’ Uniter in sinergia con il Circolo di Riunione e il gruppo Albatros. Un racconto caotico e spiazzante di cento pagine in cui il protagonista Miao Pioi ( così balbettando diceva di chiamarsi da piccolo Mario Polidori) narra se stesso e le proprie vicende. «Una sorta di diario - ha commentato Costanza Falvo D’ Urso, preside del Dipartimento Scienze Umane Uniter - per raccontarci, tutto sommato, una storia forse vera, ricreando situazioni, immagini, idee, parole e suoni che sono risultati cose importanti e non un ozioso passatempo». Tutta la narrazione è dominata da parolacce e termini scurrili (d’ altronde usati anche da giganti della letteratura italiana e straniera fin dai secoli XI e XII a tutt’ oggi) che rispecchiano l’ attuale codice generazionale capace di esprimere «tutto ciò che l’ autore ha maturato dentro di sé in 45 anni di vita con autoironia, umorismo, arguzia e, talvolta, con disappunto e collera. «Le parolacce - ha proseguito la Falvo D’ Urso - esprimono con concisione e immediatezza vari stati d’ animo come sorpresa, rabbia, paura, disgusto, erotismo ed altro». Miao Pioi è sempre spietato nei confronti della società, delle donne che, essendo espressione di piacere sessuale, sono “cambiabili”, mette in discussione i valori tradizionali, se stesso, e «la religione che si è trovato cucita addosso come un vestito». È, quindi, irriverente verso Dio anche se alla fine si rivolge a lui dicendo: «Ti voglio bene, ti mando un bacione a te e a tua madre». Il suo sogno è quello di diventare uno scrittore per vari motivi come fare soldi, essere apprezzato e stimato da tutti, lavorando quando e come vuole senza costrizioni. L’ incomunicabilità, secondo il presidente dell’ Uniter Italo Leone, è uno degli elementi fondanti del libro come pure la denuncia esistenziale e, tra l’ altro, la mancanza di qualsiasi richiamo culturale ad autori che abbiano trattato le stesse problematiche. Il protagonista Miao Pioi, simpatico, sincero e umoristico, non risparmia nessuno denunciando « il senso di vuoto della vita, la politica delle clientele e dell’ interesse», ma soprattutto - ha affermato il presidente Leone - « ci dà un quadro del vuoto della generazione dei quarantenni”», di una società nella quale si rincorrono, come unici valori che ci consentono di esistere, le veline, i calciatori di fama, la giovinezza che deve perdurare nella vecchiaia, l’ apparire. Per il professore Antonio Bagnato il libro ha « qualcosa di profondo, una dimensione filosofica» in quanto attraversato da «molte domande che riguardano la condizione umana, la religione, l’ etica che è costruita dagli esseri umani e ci viene imposta dalla famiglia, dalla religione, dalla società. Ma le domande non trovano risposte adeguate poiché non esiste la verità assoluta».
 
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Autore: Lina Latelli Nucifero |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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