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Storie di uomini e donne in fuga e di un'Italia tra paura e solidarietà
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Lamezia Terme - Storie di uomini e donne in fuga e di un'Italia tra paura e solidarietà nel racconto della portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati politici: Laura Boldrini che esprime forte indignazione contro la politica del respingimento in alto mare dei profughi. Di questo si è parlato al chiostro di San Domenico, in occasione della tavola rotonda su "Immigrazione e integrazione: opportunità e problemi" organizzata dal Centro riforme democrazia diritti presieduta da Costantino Fittante. Boldrini, 49 anni marchigiana, da circa venti anni lavora con l'Onu e dal 1998 è portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati politici in Italia.
In questi anni ha svolto numerose missioni nei principali luoghi di crisi tra cui Kosovo, Afghanistan, Iraq, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda. Nel corso della serata è stato presentato da Francesca Viscone, docente di lingue e giornalista, in maniera chiara, incisiva e con esempi rappresentativi il testo della Boldrini "Tutti indietro". Interessanti anche gli interventi di don Ennio Stamile delegato regionale Caritas Calabria, Ilario Ammendola sindaco di Caulonia, Gianni Speranza sindaco della città, che hanno raccontato la loro esperienza diretta sulla problematica. In particolare Ammendola ha spiegato come per contrastare l'abbandono delle terre di Caulonia, bellissima zona della Locride, con una forte storia di emigrazione alle spalle, si stia facendo una politica di accoglienza contro ogni forma di discriminazione. Per la Boldrini: «Pensare sia positivo respingere in alto mare un gommone con delle persone a bordo, senza conoscere i motivi che stanno alla base della loro fuga, mi indigna e mi ferisce profondamente. L'Italia è il Paese culla del diritto e non può impedire a chi sta fuggendo dal regime, da un bombardamento, da una persecuzione di chiedere il diritto d'asilo, domanda che non può essere respinta se non con garanzie, tutele».
«Il testo unico dell'immigrazione – ha continuato Boldrini – dice che la persona deve essere prima accolta sul territorio, identificata. A fronte di un decreto di respingimento può fare ricorso. Questa la procedura corretta. Il problema nasce quando il respingimento viene fatto in alto mare senza alcuna distinzione. Non è positivo pensare che avere il centro di Lampedusa vuoto sia un grande successo. Pensiamo alle tante persone che verranno rimandate in Libia in un centro di detenzione senza sapere per quanto tempo e senza aver commesso alcun crimine». L'autrice ha raccontato quindi la sua esperienza personale: «Il centro di Lampedusa per anni è stato considerato un modello nelle assisi internazionali per le modalità con cui venivano svolte le pratiche: soccorso in mare, identificazione, informazioni date a chi arrivava. Per noi che vi lavoravamo come Alto commissariato Onu per i rifugiati ciò era motivo di orgoglio e negli incontri a livello europeo portavamo il centro come esempio perché vi si poteva coniugare il controllo della frontiera e il rispetto del diritto d'asilo. A un certo punto tutto questo è andato in fumo e l'Italia ha messo in atto la peggiore delle soluzioni: quella del respingimento in alto mare».
«Il libro – ha spiegato l'autrice – vuole dare voce ai rifugiati raccontando la versione dei fatti dalla parte di chi arriva non di chi riceve. È un paradosso che vittime di torture, conflitti, persecuzioni, guerre appena toccavano terra a Lampedusa diventavano nell'immaginario italiano delle minacce. Ho voluto sfatare questo mito e dare voce anche a quegli italiani che non ci stanno con i pregiudizi». Da evidenziare che i proventi del libro sono interamente destinati a borse di studio per ragazzi afgani giunti in Italia senza genitori.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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