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In scena all'abbazia la sofferenza e il sacrificio degli uomini del sud
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Lamezia Terme - La sofferenza e il senso del sacrificio degli uomini del Sud, costretti per secoli a vivere sottomessi sono stati raccontati in uno spettacolo realizzato dalla giovane compagnia calabrese del Centro sperimentale d'arte sceniche "Dracma" in seguito ad un progetto di laboratorio teatro. Il centro diretto da Andrea Naso, martedì, infatti, nell'ormai consueto scenario dell'Abbazia benedettina, con lo spettacolo "Terre", scene e regia di Tino Caspanello, ha cercato di rappresentare con il teatro d'avanguardia ciò che non è scritto nella storiografia ufficiale.
Varia dunque l'offerta della rassegna Magna Grecia Teatro Festival. Peccato non sia stata registrata una grande presenza di pubblico e che la rappresentazione sia stata breve rispetto alle altre, perché in realtà lo spettacolo è stato piacevole. Da evidenziare la bravura della protagonista: Giovanna Mortellaro di Taormina che, con la sua performance, attraverso un lungo monologo, ha seguito un filo che si è dipanato tra lucida follia e amara constatazione dei fatti, per raccontare non la storia scritta dalle generazioni dei re ma quella raccontata dai popoli.
I figli, posizionati sullo sfondo rappresentati da Tino Calabrò, Paolo Cutuli, Andrea Naso, Renzo Pagliaroto, Rossana Colace, Daniela D'Agostino, Cinzia Muscolino, vittime di un'orgia di potere e violenza, si dibattevano cercando di rappresentare il tentativo di una vita legata alla precarietà della sopravvivenza.
Lo spettacolo ha avuto inizio con effetti sonori che rievocavano il rumore del mare, mentre la Mortellaro con la sua incisiva voce citava frasi con suoni di varie lingue tra cui anche il grecanismo o il gallo-lombardo, il tutto accompagnato da una musica che gradatamente andava scemando in un silenzio tombale. Il monologo della protagonista ha poi raccontato la sottomissione dei popoli della Calabria e della Sicilia ad un sistema che ancora oggi è imperante. Emblematiche queste parole: «Ma la storia non si può fermare. Io la vorrei scrivere ma non me lo fanno fare. Si spaventano».
Riferimenti anche alla religione, per molti sarebbe preferibile un Dio muto, ad un Dio che bisogna ascoltare per le sue leggi. Ma la donna che fa le veci di una madre solitaria ieratica si ribella, non ha paura, perché il suo lavoro la sua fatica è utile alle generazioni future e quando stimola i figli a cantare, a reagire in qualche modo, loro avanzano sulla scena. Pur sforzandosi non riusciranno ad emettere suoni vocali, solo il rumore di un'anfora battuta più volte a terra romperà il silenzio di una generazione costretta a tacere. Ha spiegato Naso: «La compagnia Dracma che ha dieci mesi di vita è nata da un laboratorio palcoscenico Calabria 2009. Terre è una storia dei popoli del Sud che non hanno avuto voce nei secoli. Terre dominate, conquistate, popoli violentati. Questa l'idea di partenza del laboratorio. I nostri attori sono calabresi e siciliani ed un buon nucleo proviene da una Accademia di arte di Palmi che oggi non esiste più. Abbiamo presentato il nostro progetto ala Regione ed è stato approvato».
Naso ha ringraziato comunque la Regione Calabria rappresentata per l'occasione da Armando Pagliaro per aver dato fiducia ad una compagnia calabrese ed ha aggiunto: «Siamo l'unica compagine di teatro di tutta la Provincia di Vibo Valentia». Una curiosità: prevedendo una massiccia presenza alcuni improvvisati controllori di parcheggi hanno abusivamente imposto il pagamento di un euro agli autisti in entrata. Non tutti però si sono lasciati abbindolare. Lunedì 6 settembre, intanto, sarà la volta dell'ultimo spettacolo di questa edizione estiva nel sito archeologico di Sant'Eufemia Vetere con la commedia dei gemelli tratta da I Menaechmi di Plauto.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Dora Anna Rocca |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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