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Ornella Muti splendida e mattatrice
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Lamezia Terme - Bionda, eterea, sguardo glaciale, fisico sinuoso dalle movenze accattivanti. Ornella Muti si è presentata così, sul palco del Politeama nelle vesti di Immacolata, protagonista della pièce "L'ebreo" di Gianni Clementi. L'attrice ha dato vita ad un personaggio che ha dominato la scena con la sua verve, la sua capacità di esprimere le tante anime di una donna, tanto bella quanto perfida e senza scrupoli. Immacolata solo di nome ma, in realtà, disposta a tutto pur di mantenere il suo stato sociale di povera serva diventata ricca, decisa a conservare i suoi agi e a custodire fedelmente e, naturalmente, anche a far moltiplicare le sue ricchezze materiali.
Beni che a suo marito erano stati intestati in tempo di guerra dal padrone, di origine ebrea, per cui lavoravano entrambi. Un escamotage cui facevano ricorso in molti, durante la Seconda guerra mondiale, per evitare di perdere i patrimoni a causa delle leggi razziali.
Il ritorno del padrone, "dell'ebreo" sconvolge Immacolata e suo marito Marcello che non prendono più pace e che nell'intento di eliminare il terzo incomodo sprofondano nella più totale aberrazione.
Ornella Muti è stata affiancata sul palco dagli attori Duccio Camerini e Mimmo Mancini, molto versatili e bravi a rappresentare due diverse tipologie di uomini, l'impiegato e l'operaio, entrambi onesti ed idealisti che finiscono tuttavia per essere soggiogati dal perverso fascino femminile. Ambientata nella Capitale, nei memorabili giorni della nevicata del '56, la commedia si caratterizza per essere recitata interamente in romanesco.
Un vero e proprio omaggio alla lingua della Caput Mundi che l'autore predilige anche per rendere più calzanti i personaggi e per esaltarne difetti e qualità. Due ore di recitazione: una trama che all'inizio si diverte a delineare il quadretto di una famiglia decisamente "buzzicona" nella Roma anni Cinquanta; e poi il crescendo delle scene a tinte forti, in cui l'umanità gretta e meschina dà il peggio di sé. L'avidità, il compromesso, perfino la capacità di uccidere. Tutto ciò in una città ancora provata dalle ferite della guerra, capitale di una "Italietta" molto provinciale e prigioniera dei pregiudizi e dei luoghi comuni.
Gli applausi scroscianti del pubblico del Politeama, entusiasta e numeroso, hanno salutato la fine dello spettacolo. Sul palco per i saluti e i ringraziamenti anche il sindaco Gianni Speranza e l'orafo lametino Eugenio Rocca che ha donato ad Ornella Muti due orecchini di oro rosso. Due pendenti costituiti da delle "iannacche", sfere cave lavorate rigorosamente da mani esperte, antico simbolo dell'amore nuziale, espressione di una tradizione antica della Calabria e del Sud dei secoli passati.
Per i due protagonisti maschili, Rocca ha creato dei gemelli, sempre con la "iannacca" come motivo predominante. Gli originali omaggi, pezzi unici creati esclusivamente per la compagnia de " L'ebreo", sono stati particolarmente apprezzati dai protagonisti dell'opera teatrale che ne hanno riconosciuto la pregevolissima e certosina lavorazione artigianale.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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