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Rocco Mangiardi racconta la sua storia agli studenti
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Lamezia Terme - «Tutti possono dire no alla ‘ndrangheta rifiutando di pagare il pizzo». È il monito lanciato da Rocco Mangiardi dalla palestra all’ aperto dell’ Itc “ De Fazio”, diretto da Francesco Scoppetta, dove Ciccio Blaganò, coordinatore di Lamezia Terme del Movimento antimafie “ Ammazzatici tutti”, ha organizzato un’ assemblea di istituto, introdotta dal rappresentante d’ istituto Giancarlo Barbieri e dedicata alla storia del coraggioso imprenditore lametino che si è ribellato alle estorsioni mafiose. L’ imprenditore Rocco Mangiardi, fin dal ’98, ha lavorato a Lamezia dove la ‘ ndrangheta gli ha imposto di pagare 500 euro mensili per consentirgli di esercitare la sua attività ma ha trovato la forza di rifiutarsi e di portare in tribunale il suo estorsore indicandolo col nome e cognome. «Ho lavorato da quando avevo 13 anni - ha raccontato - e ho ricevuto buoni insegnamenti dalla mia famiglia costretta ad emigrare a Torino ( dove abitava in una soffitta) perché anche negli anni ‘50 -‘ 60 in Calabria c’era la mafia. E mio padre ha preferito emigrare piuttosto che sostenere la logica mafiosa del mio paesino, nei pressi di Soriano, dove chi non condivideva il modo di fare del sindaco era costretto ad emigrare non riuscendo a trovare nemmeno la farina per sfamarsi». Una testimonianza, questa, che diventa sempre più incisiva quando, tornato in Calabria e diventato imprenditore, Rocco Mangiardi fa la sua scelta di vita dicendo “no al pizzo”. «Per me - ha asserito - sarebbe stato facile pagare aumentando il prezzo dei prodotti ma me lo hanno impedito i buoni insegnamenti che ho dato ai miei figli. Da due anni, e preciasamnete da quando il giudice Spadaro ha subito l’ attentato, io vivo con la scorta». Oggi, a differenza di «quell’epoca», esiste una maggiore informazione e attenzione da parte delle istituzioni che stanno più vicino ai cittadini per i quali il Mangiardi, secondo il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello, diventa un modello di riferimento come testimonianza diretta di difesa dei diritti umani di cui nessun delinquente ci può privare. E, quindi, Mangiardi è un esempio per gli adulti e, soprattutto per i giovani, che devono fare delle scelte di responsabilità evitando i guadagni, facili e immediati, che li conducono nei circuiti della criminalità da cui non usciranno mai se non con il carcere o con la morte. Per tutti questi motivi Pasquale Barreca, dirigente del Commissariato Polizia di Lamezia Terme, ha ritenuto, rivolgendosi agli studenti, che «è importante credere all’ esigenza di ribellarsi ai prepotenti e stare uniti perché insieme siamo una forza. Cerchiamo - ha proseguito - di essere previdenti ma, quando è necessario, dobbiamo essere pronti ad intervenire e a dare risposte ribellandoci a qualunque forma di oppressione». Per il tenente dei carabinieri Angelo Lo Buono è importante « il rispetto delle regole senza le quali non si può vivere». Infine il dirigente scolastico Francesco Scoppetta ha sostenuto che la legalità si comprende là dove si pratica come nel suo istituto. Compito dei docenti è quello di insegnare le materie ma anche di far crescere i ragazzi insegnando loro a ragionare con la propria testa e dimostrandosi non loro amici ma « veri punti di riferimento perché i giovani hanno bisogno di guide».
 
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Autore: Lina Latelli Nucifero |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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