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«Si denuncia il racket ma poi si resta soli»
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Lamezia Terme - È stato presentato al Teatro Umberto di Lamezia Terme il libro intitolato “ Sotto Racket” ovvero “Tutti gli incubi del testimone” di Saverio Paletta ( Falco Editore) con la prefazione di Angela Napoli, componente commissione antimafia, nel corso di un incontro coordinato da Francesco Grandinetti, editore City One televisivo. Il coraggioso autore racconta le travagliate vicende del calabrese Alfio Cariati, che ha avuto la forza di denunciare i suoi aguzzini facendoli condannare, ma che la società e lo Stato hanno poi lasciato solo dopo aver rinunciato al programma di protezione come collaboratore di giustizia, cioè come un pentito. «È una storia assurda - ha affermato Angela Napoli - quella di Alfio Cariati» perché «il Parlamento non ha recepito il testimone di giustizia come una risorsa. Non considera assolutamente il pericolo al quale è sottoposto il testimone di giustizia che con grande coraggio, con grande senso civico, decide di denunciare e assicurare alla Magistratura, prima, e alla Giustizia, poi, il criminale». I collaboratori di giustizia dovrebbero avere la protezione per tutta la vita perché « la mafia non perdona, non dimentica» basta pensare a Lea Garofalo sciolta nell’ acido dopo aver lasciato il programma di protezione. Il testimone di giustizia, dopo aver denunciato, versa in uno stato di grave disagio , infatti « deve lasciare i propri beni, i propri affetti, trascinare la famiglia in zone sconosciute» con deleterie conseguenze a livello psicologico, ha continuato Angela Napoli. Le vicissitudini di Alfio Cariati iniziano allorquando fornisce le sue conoscenze nell'operazione Omnia, condotta dalla Dda di Catanzaro contro il clan dei Forastefano di Cassano allo Jonio contribuendo a far condannare i suoi estorsori, ma ritrovandosi completamente abbandonato da una parte delle istituzioni. « Il caso - ha commentato Saverio Paletta - rivela l’ insufficienza della normativa in materia di collaboratore di giustizia» riferendosi al Decreto Legge del ’91, che contemplava solamente la figura di chi collabora con la Magistratura sia esso vittima che testimone ( il classico mafioso) e alla legge 45 del 2001, che comincia a distinguere i due ruoli, tra testimone e collaboratore di giustizia, lasciando però un grande ventaglio di discrezionalità che genera grande confusione nell’ organo amministrativo chiamato a stabilire lo status del testimone cioè di collaboratore o testimone. Secondo il consigliere emerito di Cassazione, Romano De Grazia, questa di Cariati è la prima storia pubblicata con coraggio dall’ editore Falco e scritta dal giornalista Saverio Paletta che ha avuto il coraggio di realizzare un libro originale ben documentato, con citazione di nomi e cognomi, numeri telefonici su uno dei tanti cittadini al quale è stato negato lo stato di diritto. Il libro è, perciò, di esempio per tutti perché scritto in un contesto sociale in cui lo stato di diritto non è a fianco del cittadino. « Molti - ha dichiarato De Grazia - sono i libri sulla mafia ma meritano tutti di essere portati in piazza e finire in un falò». Ha poi ricordato che a pagina 125 del libro è riportata la legge Lazzati, approvata dopo 18 anni di energiche battaglie col sostegno di esponenti politici sia di destra che di sinistra, e per la quale «è pronto - ha precisato De Grazia - un disegno di legge per eliminare le anomalie. La legge - ha aggiunto - interrompe l’ intreccio perverso delle mafia con la politica» e nei prossimi giorni ( 28 e 29 gennaio ) sarà illustrata dallo stesso De Grazia ai sindaci del Piemonte e a Milano. La parlamentare Doris Lo Moro ha definito il libro coraggioso e impegnativo per la politica, spesso, parolaia per la quale non ci sono le condizioni per legiferare su questioni che riguardano la vita delle persone e che opera tagli anche sull’ usura. Il libro, di difficile lettura, propone, per la Lo Moro, «una storia di fronte alla quale non si può restare indifferenti».
 
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Autore: Lina Latelli Nucifero |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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