LameziaWeb
   
 
 
 
 Login
Richiedi la tua e-mail personale!
tuonome@lameziaweb.biz
 
Oliviero Beha e la poesia: così parlo al cuore dei calabresi
  Stampa Invia ad un amico Commenta nel Forum Articolo Letto 5097 volte  
 
Lamezia Terme - Le liriche di Oliviero Beha incrociano il destino dei calabresi lontani da casa, stranieri per le vie del mondo, ma fortemente legati alla terra d'origine. Ed è proprio il concetto di straniero il tema della serata a Palazzo Nicotera in cui Beha, scrittore, giornalista, poeta, saggista e conduttore, presenta e legge poesie ed aforismi del suo ultimo libro "Meteko", accompagnato al pianoforte dal maestro Pasquale Scaramuzzino.
"Meteko" si incontra e si "scontra" con il primo volume presentato nell'ottobre scorso a New York, della collana "Fare Fortuna - Storie di calabresi lontani da casa" realizzato da Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, direttori del quotidiano on line "Strill.it". Il volume (dedicato agli Stati Uniti) è il primo di una collana che prevede altre uscite dedicate a Brasile, Argentina, Australia, Canada ed Europa.
«Chi parte alla ricerca di una sorte migliore fa anche la fortuna di chi lo ospita. Sarebbe bello se la meta di questo movimento fosse la Calabria» esordisce Giancarlo Nicotera, presidente della Fondazione "Terina". Nicotera poi parla della fuga delle giovani leve dalla nostra terra, evidenziando come «ogni anno 80 mila ragazzi lasciano la Calabria. Ma la forma di emigrazione più devastante», conclude il presidente, «è quella di chi emigra dentro, estraneandosi dal contesto sociale e vivendo in una condizione di frustrazione perenne».
La scelta della "prima" calabrese di "Fare Fortuna" a Lamezia per Giusva Branca e Raffaele Mortelliti non è casuale. La città per i due direttori «rappresenta l'unità della Calabria, quell'anima, quella calabresità della quale il libro trasuda». Branca e Mortelliti concordano inoltre nel sostenere che «l'iniziativa per cambiare questo stato di cose nella regione e rimettersi in moto deve partire dal basso. Bisogna arrivare a darsi uno spirito d'identità comune per giungere ad una condivisione di valori».
Introducendo Beha, il coordinatore dell'incontro Tommaso Colloca spiega che «i meteci nell'antica Grecia erano gli stranieri discriminati, privati di molti diritti».
Oliviero Beha inizia subito lodando «il calore, la partecipazione e l'amore per la propria terra» dei calabresi conosciuti in giro per il mondo. Riferendosi alla stato di salute nazionale lo scrittore rimarca come «non dobbiamo negarci un'ipotesi di futuro, nonostante l'Italia, stravolta da una dimensione mediatica, abbia perso molto della sua memoria, elemento indispensabile per arrivare alla nostra identità e progettare l'avvenire».
E ancora: «Con le poesie di "Meteko" sono tornato a parlare al cuore; è necessario guardarsi dentro e tirare fuori il meglio, come nell'antica Grecia in cui i meteci fungevano da pungolo ai nativi». Dopo, nell'entusiasmo generale, Beha legge alcune delle pagine più intense del suo nuovo lavoro diviso in cinque sezioni: tempo, storia, straniero, psiche e dopodomani.
A tirare le fila della serata è il presidente del consiglio regionale Franco Talarico: «In ogni frase di "Meteko" c'è il senso della nostra vita quotidiana. Un popolo cresce se si nutre di cultura e noi calabresi abbiamo capacità e professionalità che tutto il mondo apprezza. A distanza di anni molti emigrati si sentono ancora calabresi, perché un calabrese è sempre un calabrese, ovunque sia».
 
Allegati: Nessun allegato presente
 
Autore: Gazzettadelsud.it | Giuseppe Maviglia |Archivio Notizie dalla Città
 
 
© 2001 www.lameziaweb.biz |Terms of use |Privacy Policy |Scrivi alla Redazione |Segnala un errore |Studio Grafico Fradaweb