LameziaWeb
   
 
 
 
 Login
Richiedi la tua e-mail personale!
tuonome@lameziaweb.biz
 
Applausi per "Girgenti amore mio..."
  Stampa Invia ad un amico Commenta nel Forum Articolo Letto 4706 volte  
 
Lamezia Terme - Gianfranco Jannuzzo è stato il mattatore unico della scena in “Girgenti amore mio…” con la regia di Pino Quartullo, pièce che racconta la quotidianità di Agrigento, città che ha dato i natali all’attore siciliano. Oltre due ore di un monologo divertente e animato. Il pubblico del Politeama ha ripercorso, con gli aneddoti di Jannuzzo, tanti episodi di vita vissuta soprattutto perché, come ha sottolineato lo stesso protagonista, “siciliani e calabresi sono la stessa cosa, siamo cugini”. Ogni espressione dialettale o popolare di Girgenti, così chiamata Agrigento prima di assumere il nome attuale, è certamente riscontrabile anche tra le vie e i luoghi di ogni cittadina calabrese. Si parte con la gag sulla finta intervista al sindaco di Pizzo Siculo, una velata ironia sulla personalità dell’amministratore di un Comune. Jannuzzo, un fiume in piena, ha scaldato gli spettatori anche nel racconto di un corteo funebre con tutte le sfumature a volte paradossalmente tragicomiche anche nella realtà. Ad intervallare le esibizioni, per così dire da cabaret, sentite e profonde poesie che lo stesso attore ha voluto dedicare alla sua terra. Un gesto d’amore, sottolinea Jannuzzo più volte, che ogni uomo compie anche – e soprattutto -quando vive lontano dal luogo natio. Anch’egli all’età di dodici anni si trasferisce a Roma ma la Girgenti della sua infanzia rimane sempre viva, le radici nella sua terra non vengono mai completamente estirpate. Jannuzzo paragona le peculiarità del popolo siciliano e meridionale ai differenti approcci dei lombardi, dei veneti, dei piemontesi. Una differenza tra nord e sud in chiave comica che suscita ilarità tra gli spettatori. L’inno di reverenza per Girgenti altro non è che per l’attore un concentrato di emozioni da lui vissute e rimaste inalterate, che negano rivissute in ogni replica di “Girgenti amore mio…”. Tanto è forte l’attaccamento a quella terra che sulla scena, con lo sfondo delle immagini a testimoniarlo, irrompe la statua di San Calogero, protettore di Agrigento, che nel cuore dei cittadini rappresenta qualcosa in più del vero patrono agrigentino San Gerlando. Sul palco del Politeama due veri “portantini” della statua del “santo nero” rappresentano la testimonianza di un forte sentimento che unisce la comunità di Agrigento. Anche in questo passaggio Jannuzzo rende omaggio non solo alla sua terra ma anche alle sue icone religiose. Un filo conduttore oggi più che mai attuale con le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d‘Italia per testimoniare a tutti come il senso di appartenenza sia veicolo di unione e solidarietà. Un messaggio apprezzato dal pubblico presente che al termine dello spettacolo ha tributato all’attore scroscianti applausi.
 
Allegati: Nessun allegato presente
 
Autore: Antonio Mercuri |Archivio Notizie dalla Città
 
 
© 2001 www.lameziaweb.biz |Terms of use |Privacy Policy |Scrivi alla Redazione |Segnala un errore |Studio Grafico Fradaweb