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Sabato del Villaggio, In Italia si parla solo di reality e finzione
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Lamezia Terme - «Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il Tg1 l'ha eliminata». È quello che ha scritto la giornalista Maria Luisa Busi nel suo libro "Brutte notizie", tema centrale della conversazione del secondo incontro della rassegna "Il sabato del villaggio". Dopo vent'anni di conduzione del telegiornale sulla primo canale della Rai, la cosiddetta "rete ammiraglia", la Busi ha dato le dimissioni perché in disaccordo con la linea editoriale che, a suo modo di vedere, «preferisce l'intrattenimento e non la reale informazione; un notiziario che privilegia l'immagine, disinformando i cittadini sui veri problemi della nazione».
Rispondendo alle domande di Raffaele Gaetano, direttore artistico della kermesse culturale, la nota cronista ha parlato della sua idea di buona informazione «che deve essere al servizio del pubblico. Oggi – ha commentato l'ex conduttrice del Tg1 – l'immagine sta diventando pericolosa perché è tutto, perché condiziona anche la narrazione. Odio quel giornalismo che invade, senza rispetto, la sfera più intima della vita delle persone». Alla conversazione è stata alternata la lettura di brani del libro "Brutte notizie". La voce narrante di Giancarlo Davoli si è soffermata sulle critiche, contenute nel volume, che la Busi ha ricevuto dopo aver rassegnato le dimissioni dal Tg1.
«Su di me hanno scritto di tutto – ha la Busi – contro di me si è messa in moto la macchina del fango e contro la calunnia si è purtroppo impotenti, ma la storia di ognuno non si offende ma si rispetta». La giornalista ha poi ribadito che il servizio pubblico dell'informazione ha dei doveri ben precisi, visto che la gente legge poco e per la maggior parte si informa proprio guardando i telegiornali. «Noi abbiamo il dovere del pluralismo, di dare voce a tutti», ha detto Busi che ha ricordato che negli ultimi 20 anni in Rai si sono succeduti ben 16 direttori di diverso orientamento politico, «ma il Tg1 non era mai stato un organo di propaganda come ora. Per non parlare dell'immagine delle donne – ha incalzato la cronista – da anni, ormai, assistiamo ad un'escalation volgare e alla proposta di un modello del tutto becero e riduttivo del ruolo femminile».
Pollice verso nei confronti di quel modello Italia fatta di finzione, di reality «in cui però non si parla delle vere emergenze del Paese: dal Sud, stretto nella morsa della criminalità, al Nord-Est dove gli imprenditori si suicidano perché non riescono a fronteggiare la crisi». Buona parte della conversazione è stata poi riservata al terremoto che ha colpito l'Abruzzo e a quali siano le attuali condizioni dei terremotati. La giornalista ha raccontato che le case per gli sfollati sono state costruite in tutta fretta a 2 mila e 300 euro al metro quadro, costo decisamente maggiorato rispetto alla media. «Ed oggi – ha fatto notare Busi – dopo solo due anni, già perdono acqua». La cronista ha evidenziato che ci sono ancora più di 2 mila persone che hanno perso tutto e che sono alloggiate negli alberghi e nelle caserme della Guardia di finanza.
«Si tratta – ha rimarcato – di anziani, persone sole, famiglie smembrate, ma il messaggio che è passato è quello che in Abruzzo è stato compiuto il miracolo». Per fronteggiare questa palese deriva, secondo la cronista, occorre ripristinare le regole e rispolverare una parola: la deontologia: «È assurdo che in un Paese come il nostro, chi detiene la metà del potere dell'informazione poi fa anche il controllore sull'altra metà del sistema che dovrebbe essere pubblico».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Maria Scaramuzzino |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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