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Le debolezze di una famiglia normale raccontate da Bellocchio e Ambra
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Lamezia Terme - Una madre non vedente e molto devota che ha educato i suoi quattro figli alla sottomissione e alla rinuncia; quattro fratelli (tre maschi e una femmina) costretti dal volere materno a subire passivamente la follia del primogenito. Una condizione alienante che porta tutta la famiglia a vivere situazioni aberranti, condizioni di vita che sconfinano quotidianamente in una schizofrenica apatia: madre e figli trascinano a fatica il loro rapporto familiare, senza amore e senza speranza.
La trama esistenzialista de "I pugni in tasca" di Marco Bellocchio ha letteralmente conquistato il pubblico del Politeama. La rappresentazione teatrale che, in epoca sessantottina fu anche un film, ha espresso in tutta la sua drammaticità il male di vivere di una famiglia dove la malattia fisica rispecchia il disagio dell'anima.
Un unico atto, un fuoco di fila di emozioni contrastanti, di scene forti: un omicidio, due funerali, uno stupro frutto di un rapporto incestuoso tra fratello e sorella. Bellocchio, regista anticonformista e ancora d'avanguardia come quarant'anni fa, ha calcato la mano su quello che sono le ambiguità, le doppiezze degli uomini e delle donne del nostro tempo.
La famiglia de "I pugni in tasca" non ha niente di normale: i suoi componenti non lavorano, escono solo di notte, l'ignavia e il logorio mentale scandisce le loro giornate sempre uguali. Il dramma, le inquietudini e la promiscuità dei rapporti di questo anomalo quadretto familiare potrebbe sembrare eccessivo, «ma in realtà», spiega lo stesso Bellocchio, «i delitti che caratterizzano la rappresentazione teatrale possiamo leggerli sui giornali o vederli in televisione ogni giorno».
Spesso le mura domestiche, infatti, sono teatro di tragedie e di continue violenze ed abusi che vengono fuori solo quando gli strani equilibri del quieto vivere e dell'assuefazione vengono sconvolti dalle tragedie. "I pugni in tasca", con la regia di Stefania De Santis, ha visto in scena una compagnia di attori tutti molto bravi: Giovanni Calcagno, Aglaia Mora, Fabrizio Rongione, Giulia Weber, Ambra Angiolini e Pier Giorgio Bellocchio. Le due serate di rappresentazione, inserite nel ricco cartellone della stagione di prosa, hanno registrato una numerosa ed attenta presenza da parte di un pubblico molto variegato, con una significativa rappresentanza giovanile.
Tra la prima e la seconda serata, gli artisti de " I pugni in tasca" hanno anche incontrato gli studenti del liceo "Campanella", durante una mattinata molto vivace e ricca di spunti per un dialettico scambio di opinioni. In un auditorium gremito, Ambra Angiolini e Pier Giorgio Bellocchio insieme al resto della compagnia, hanno dato vita ad un vivace colloquio con i ragazzi della scuola. Tanti gli argomenti affrontati e tutti di estrema attualità perché, come hanno ribadito gli attori, «il rapporto tra genitori e figli, e comunque tra tutti i vari componenti di un nucleo familiare, è sempre lo snodo centrale della vita sociale di ogni epoca. L'incontro e lo scontro tra le diverse generazioni non passerà mai di moda perché è nella famiglia che la persona vive le sue prime trasformazioni, la sua evoluzione».
Gianni Speranza ha salutato favorevolmente il progetto intrapreso dal liceo "Campanella": un percorso formativo per cui i ragazzi seguono la stagione di prosa ed incontrano gli attori protagonisti dei vari spettacoli. Un connubio tra scuola e teatro che vuol rinsaldare il legame tra formazione e cultura.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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