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La storia del vivaismo nella Piana raccontata agli studenti di Agraria
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Lamezia Terme - Un esperto di agricoltura biologica e biodinamica, un vero tecnico e studioso, il professor Franco Santopolo ha riportato in auge la storia del vivaismo nella Piana lametina.
Lo ha fatto in un contesto mirato quello della facoltà di Agraria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, che ha una sede distaccata a Lamezia. Il seminario si è svolto infatti alla Fondazione Terina e ha visto la partecipazione di studenti e operatori del settore vivaistico, settore peraltro ancora presente nella Piana e con grande impulso e con interessanti trend di crescita. Il vivaismo è il comparto in cui si propagano e si producono piante destinate a completare il loro ciclo in un altro sito. Il prodotto dell'azienda vivaistica è, dunque, una pianta che completerà il ciclo vitale e produttivo una volta trasferita sul campo e, in questa accezione, l'attività vivaistica, in quanto produttrice di mezzi di produzione, si colloca fra l'attività agricola e quella industriale.
È un'attività che richiede grandi investimenti in capitale capitale fondiario (costruzioni, protezioni, impianti d'irrigazione, drenaggi) e in capitali di esercizio, oltre ad una notevole propensione ad acquisire e diffondere innovazione. In quanto attività autonoma e separata dall'azienda agricola, il vivaismo ha poco più di un secolo di vita. Un processo iniziato qualche millennio prima quando l'uomo stabilisce un rapporto con l'ambiente circostante e, a partire dall'8500 a. C, comincia con la domesticazione di piante e animali (pisello, grano, olivo, capra e pecora), nell'area dell'antica Mesopotamia e, quasi contemporaneamente in Cina di riso, miglio, maiale, baco da seta (7.500 a.C.). Per secoli l'uomo ha prodotto da sé le piante per i propri campi e solo a fine '800, le scoperte di Mendel sull'ereditarietà fanno intuire le possibilità di un nuovo rapporto con i vegetali e l'uomo comincia a manipolare le piante con cognizioni scientifiche. Sulla spinta delle teorie di Malthus (fine '700) e l'incombente spettro della fame, si apre un dibattito sulle tecniche agricole e sulla necessità della loro diffusione.
Nascono i Comizi agrari e poi le Cattedre ambulanti di Agricoltura la cui attività costituisce la premessa per una radicale trasformazione delle tecniche di cui il vivaismo professionale è l'espressione più alta. Il vivaismo siciliano è il più vivace. Negli anni '90 dell'ottocento nascono prime aziende vivaistiche a Mazzarrà S. Andrea e Milazzo: Giovanni Baglione nel 1890, Niccolò Gitto nel 1895, Domenico Mangiapane nel 1898 e, seguire, Antonino Milone, Zanghì, Navarra.
Nella prima metà del '900 inizia lesodo in Calabria, Basilicata e Puglia. Il primo ad arrivare i n Calabria, nel 1946 è Giovanni Baglkione. Qualche anno dopo Navarra e Barbaro che avviano la loro attività nella Piana di Gioia Turo. A seguire verranno nella piana di Lamezia, Mangiapane nel 1951, Squadrito e Milone nel 1955 e negli anni '60 inizia l'attività di Antonino Bertolami. Il vivaismo siciliano trapiantato in Calabria ha rappresentato una vera rivoluzione nell'agricoltura lamdetina e calabrese, soprattutto ad opera dei pionieri, Baglione e Gitto e di quel grande e irripetibile personaggio che fu il cavaliere Bertolami.
Non sono mancati i riconoscimenti nazionali e internazionale, con Domenico Mangiapane che sarà presidente dei vivaisti italiani.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Sarah incamicia |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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