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ROM/ Pd: in consiglio con una proposta definita
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Lamezia Terme - «Bisogna arrivare all'assise comunale con una proposta ben definita, che affronti in modo straordinario l'emergenza, e conduca a normalità questo percorso completandolo con l'integrazione sociale, investendo gli altri livelli istituzionali, chiesa, scuola, associazioni e mondo della cultura, per dare una risposta di grande civiltà e creare le condizioni di vivibilità per questi cittadini lametini». Il Pd cittadino si pronuncia così alla vigilia del consiglio comunale sulla questione rom convocata per lunedì, con la partecipazione del prefetto Antonio Reppucci.
Secondo il Partito democratico guidato dal commissario Giovanni Puccio «si devono limitare le discussioni teoriche, su cui è semplice acquisire consensi, per addivenire in tempi stretti a proposte concrete e praticabili per le quali è necessario partire dalla verifica delle abitazioni, dei suoli pubblici e delle risorse economiche già acquisite o facilmente acquisibili».
Vengono ribadite poi le posizioni assunte nell'ultima assemblea cittadina nella sezione "Primerano" e alla quale hanno partecipato il gruppo dirigente del partito, consiglieri e assessori comunali del Pd, e la parlamentare Doris Lo Moro.
Andando sul concreto il Pd dice che «bisogna partire da una ricognizione abitativa e da tutti gli strumenti in possesso dell'amministrazione comunale (sia finanziari che strutturali) per poter dare una risposta immediata e programmare in modo graduale lo sgombero del campo di Scordovillo e la piena integrazione sociale». E ricorda che nella scorsa riunione di partito «era emersa la consapevolezza che ci si trova davanti ad un problema difficile da risolvere nei tempi fissati con il provvedimento di sequestro di Scordovillo ma che, anche per i tempi stretti, è necessario affrontarlo sapendo che non è più possibile rinviare la soluzione di una questione su cui si sono registrati ritardi e tentativi, anche seri, non andati però a buon fine».
Nel Pd lametino «s'è condivisa la necessità di supportare l'amministrazione comunale e di garantire coesione e sostegno, sapendo che è necessaria innanzitutto compattezza nella coalizione di maggioranza perché questa è la condizione per risolvere i problemi e per chiedere eventualmente condivisione alle forze responsabili di minoranza».
Non parla di sgombero ma di «incessante campagna razzista» la Sinistra Critica attraverso il coordinatore regionale Gennaro Montuoro. Secondo cui «i milioni di euro messi a disposizione dallo Stato e dall'Unione europea per risolvere la questione abitativa dei rom nelle città non trovano alcun utilizzo, a Lamezia come nel resto d'Italia, per mancanza di idee e soprattutto della volontà politica di aiutare le famiglie rom ad uscire da una delle condizioni sociali più vergognose d'Europa».
Per Montuoro «Non si tratta soltanto di ripristinare eventuali situazioni di illegalità, ne tanto meno di criminalizzare un'intera comunità di 600 persone, ma si tratta soprattutto di costruire percorsi inclusivi dal basso. Quelli indicati da Sinistra Critica sono: 1) aiutare le famiglie in difficoltà con contributi economici pubblici e aiuti alimentari necessari alla sussistenza vitale combinata ad una assistenza domiciliare sanitaria, interventi limitati al periodo strettamente necessario a far risanare la situazione di difficoltà; 2) promuovere la formazione e l'inserimento lavorativo degli adulti perchè acquisiscano una adeguata autonomia economica, utile anche a cercarsi una sistemazione abitativa; 3) un percorso di formazione professionale per dare le competenze necessarie ad avviare una propria attività economica autonoma; 4) programmare un piano di requisizione degli alloggi sfitti da destinare a i rom; 5) un percorso scolastico che non si limiti soltanto all'accompagnamento dei minori a scuola, ma farlo diventare un importante momento di riflessione sul tipo di azioni educative e sulla loro efficacia.
Sinistra Critica spiega così perchè parla di razzismo: «I rom a Lamezia non pongono più problemi di quanto non ne ponga una qualsivoglia comunità "bianca ed ariana": scolarità, microcriminalità, reati ambientali, sono problemi sociali riscontrabili in tutto il paese. Invece il messaggio che ci raggiunge sembra chiaro nella sua immediatezza: "gli zingari sono un peso, bisogna liberarsene per sentirsi liberi". Niente di più drammaticamente illusorio». Secondo Montuoro «dietro questo messaggio e le iniziative giudiziarie ed amministrative c'è una "regia politica" che viene da lontano e cerca di esasperare il normale dibattito di una comunità, ma ancor di più c'è la tentazione di abbandonarsi ad un razzismo insensato che annulla i diritti delle persone. Un razzismo di ritorno che approva il sequestro del campo, ma contemporaneamente vorrebbe "sequestrare" anche le 600 persone che ci vivono dentro e che sono cittadini lametini».
Poi Montuoro fa un viaggio a ritroso: «Tutte le amministrazioni che si sono susseguite in questo arco temporale hanno volutamente trascurato il problema perché da sempre la "questione Rom" è una patata bollente che è meglio non maneggiare, pena la perdita del consenso elettorale; perché è più semplice conquistare tale consenso con la politica dello struzzo piuttosto che con tentativi che prevedano percorsi inclusivi di partecipazione. Eppure durante le trascorse campagne elettorali molti esponenti più o meno noti si sono affaticati in un andirivieni dal campo Rom per comprare a colpi di 100 euro qualche centinaio di voti».
Viene ricordato anche il contenuto del programma del sindaco che sul tema recita "l'amministrazione affronterà in collaborazione con il volontariato, l'associazionismo la questione dei rom della nostra città che vivono una situazione umana inaccettabile e che la nostra comunità deve affrontare in maniera propositiva". Conclude Montuoro: «Sono trascorsi però quasi 6 anni eppure gli interventi minimi attivati sulla questione abitativa, sociale ed igienico-sanitaria sono solo la diretta conseguenza di obblighi giudiziari».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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