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La complessità della lingua italiana poco valorizzata a livello europeo
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Lamezia Terme - Una piacevolissima e approfondita conversazione sulla lingua italiana, sulla sua antica tradizione e la sua valorizzazione a livello internazionale. Il parlar aulico e forbito dei puristi; la musicalità e la complessità grammaticale e sintattica di una lingua che, nei secoli, ha avuto come illustri rappresentanti veri maestri della letteratura; dalle origini fino ai giorni nostri, al linguaggio degli sms e delle chat. Di questo ed altro hanno amabilmente dissertato Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca, e Raffaele Gaetano direttore artistico della rassegna "Il sabato del villaggio". L'ennesimo appuntamento della kermesse culturale ideata e condotta dallo scrittore e giornalista lametino ha, ancora una volta, fatto registrare il pienone in un Teatro Grandinetti gremito di appassionati del parlar corretto. Fra tanti docenti di lettere e studiosi, anche tanti giovani che hanno ascoltato con grande interesse «la storia di una lingua e di una letteratura italiana che – ha affermato Nicoletta Maraschio – hanno avuto il determinante ruolo di unificare il Paese».
Gaetano ha poi chiesto alla presidente della prestigiosa Accademia «da cosa va salvata la lingua italiana». La risposta è stata chiara e precisa: «L'italiano ha una storia tale che si autodifende. La sua ricchezza è quella di essere la lingua dell'amore con tante vocali che la contraddistinguono per sonorità e dolcezza». Maraschio ha anche messo in risalto la particolare articolazione strutturale del nostro idioma "caratterizzato da una grammatica difficilissima. Ciò, in quanto l'italiano è stato per secoli la lingua di una grande letteratura; nessun'altra ha la sua profondità storica". La conversazione ha poi creato un 'focus' sui dialetti che, secondo la presidente dell'Accademia, «vanno tenuti nella giusta considerazione ed opportunamente valorizzati, perchè rappresentano le radici della nostra storia e della nostra tradizione espressiva». In passato, tuttavia, non era così.
Maraschio ha raccontato che autori come Alessandro Manzoni non avevano questa grande attenzione per le varie forme dialettali «perché pensavano ad una lingua omogenea ed unitaria e 'I promessi sposi' – ha sottolineato la studiosa – è uno dei romanzi che ha fatto l'italiano». Dopo il dolce naufragare nel mare delle lettere antiche, non si poteva non centrare l'attenzione sul moderno modo di esprimersi usato soprattutto dalle giovani generazioni: trasmissione di messaggi col telefonino, dialoghi in chat, pensieri e ogni sorta di informazioni 'postati' nelle bacheche dei social network. «Anche io utilizzo questi strumenti – ha rivelato Maraschio – sono mezzi che aprono nuovi orizzonti sulle tecnologie avanzate di comunicazione e che hanno anche rivoluzionato la nostra lingua con la creazione di tanti neologismi».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Maria Scaramuzzino |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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