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Il diario inedito dell’ufficiale Graziano
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Lamezia Terme - Nel corso di un incontro, organizzato dall’ Uniter, presieduto da Italo Leone, lo storico Vincenzo Villella ha presentato il diario inedito dell’ ufficiale d’artiglieria contraerea, Francesco Graziano, nativo di Vena di Maida, scritto durante la sua prigionia in un campo di concentramento. Alla presenza di un folto pubblico, tra cui parecchi familiari del prigioniero, Villella ha illustrato le pagine più commoventi del diario di Graziano di 87 pagine scritte a stampatello su piccoli fogli. È stata così tracciata la triste vicenda di Graziano partendo dal momento in cui egli fu fatto prigioniero dai tedeschi insieme ad altri commilitoni calabresi mentre stava ritornando dalla disastrosa campagna di Russia: erano trascorsi alcuni giorni dall’armistizio dell’8 settembre 1943. Cominciava così il calvario dell’ ufficiale in diversi campi di concentramento, con maggiore permanenza in quello di Wietzendorf, fino alla liberazione nel 1945. Come altri prigionieri, Graziano teneva una sorta di diario che, dopo la sua scomparsa nel 1996, per tantissimi anni è rimasto in un cassetto nella casa dei suoi familiari fino a quando è stato consegnato allo storico Vincenzo Villella che ne ha curato un saggio sulla rivista “Incontri Mediterranei” diretta dal professore Saverio Di Bella dell’Università di Messina. Il diario rappresenta un documento importante della seconda guerra mondiale perché mette in luce la tragica vicenda degli Imi (Internati militari italiani), rinchiusi negli Stalag della Germania e della Polonia. Vicenda che per la sua drammaticità ha fatto definire il ‘900 come “il secolo barbaro”. «Il regime nazista - ha esordito Villella - non considerò mai i nostri militari catturati come prigionieri di guerra, ma li classificò subito come Imi in quanto ritenuti sudditi dell’alleata Repubblica di Salò. Come tali furono obbligati ai lavori forzati e sottratti alla possibilità di controllo della Croce Rossa Internazionale e alla tutela della Convenzione di Ginevra del 1929 sottoscritta anche dalla Germania». Da questa storia emergono dei particolari importanti per la ricostruzione dei fatti avvenuti dopo l’8 settembre 1943, per la conoscenza della sorte di milioni di soldati italiani e della vita nei campi di prigionia tedeschi di cui gli storici non hanno parlato per molti anni perché concentrati esclusivamente sulla Resistenza. «Oltre un milione di soldati italiani - ha detto lo storico Villella - furono disarmati e catturati dai tedeschi. Di questi ben 600 mila finirono nei lager tedeschi, 100 mila nei Balcani e ben 78216 (secondo i registri compilati dagli stessi tedeschi in ogni campo di prigionia) morirono di stenti e malattie». Lo storico ha ricordato anche altri diari di prigionieri calabresi pubblicati tra cui quello di Vincenzo Mannacio di S. Nicola da Crissa, di Rocco Palmieri di Alessandria del Carretto e di Pasquale Sgarlato di Scilla.
 
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Autore: Lina Latelli Nucifero |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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