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I briganti furono protagonisti del Risorgimento nel Sud
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Lamezia Terme - Per i centocinquantanni dell'Unità d'Italia si aprono nuove e vecchie ferite. Tra queste si pone sempre il ruolo del Mezzogiorno. Tanti gli eventi e gli incontri per riaffrontare temi che non hanno ancora trovato una chiarezza necessaria neanche nei libri di storia. In tale direzione si pone l'incontro con Saverio Di Bella , docente di storia moderna all'Università di Messina su "Il Mezzogiorno e il problema del brigantaggio".
Iniziativa promossa dal Centro riforme, dalle associazioni "La Lanterna" presieduta da Stefania Vasta che ha coordinato i lavori, e "Premio Franco Costabile", con il patrocino del Comune e della Regione.
Il professore Di Bella ha inquadrato il brigantaggio in vari periodi storici: l'Ottocento con la figura di Napoleone che, aveva avuto modo nelle battaglie di Maida (1806) e Mileto (1807), di apprezzare il ruolo avuto dai briganti calabresi. Brillante il racconto di quel periodo fatto da Di Bella. Determinante per l'Unità d'Italia il ruolo dei briganti anche se tutta questa vicenda è ammantata da tante vicende poco chiare.
Si è dato uno sguardo attento alla vicenda dei Mille, di Garibaldi e del ruolo del Sud nel Risorgimento. La mitologia risorgimentale però è stata da tempo ridimensionata e quei fatti (processi di poche ore, fucilazioni di gente solo sospetta, stragi, incendi) sono da tempo noti, almeno agli storici e a quanti hanno qualche interesse storico. Fatti tragici e indegni di uno Stato liberale, a cui però bisognerebbe associare almeno tutte le crudeltà e le uccisioni di innocenti di segno opposto. Ma non ci si può limitare ai fatti, perdendo di vista la linea e il quadro generali.
Il cosiddetto brigantaggio esplose come una bomba nelle mani della direzione moderata dello Stato che di lì a poco sarebbe nato, rischiando di compromettere i risultati appena raggiunti; così fu scelta la via della pura repressione, invece che quella di riconoscere, almeno in parte, i buoni diritti dei contadini (problema dei demani usurpati), adottando inoltre misure che alleviassero la loro miseria.
La classe politica moderata temeva, molto più della rivincita borbonica, la rivoluzione democratica, che con Garibaldi aveva raggiunto un sorprendente successo (a partire da Palermo, la Valmy del Risorgimento) e ciecamente tolse tutti i poteri a Garibaldi e liquidò in breve tempo l'esercito garibaldino che avrebbe potuto invece controllare il territorio e impedire che la rivolta si coagulasse.
Il brigantaggio era un fenomeno endemico nel Mezzogiorno e i Borbone in parte lo combatterono e in parte l'utilizzarono a scopo di restaurazione (come contro i giacobini, contro i francesi e contro il nuovo Regno d'Italia). Dopo l'Unità il brigantaggio si coniugò con la rivolta sociale, cui Francesco II cercò di dare un indirizzo politico.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Luigina Pileggi |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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