LameziaWeb
   
 
 
 
 Login
Richiedi la tua e-mail personale!
tuonome@lameziaweb.biz
 
Rassegna Ricrii, La vita amara degli umili
  Stampa Invia ad un amico Commenta nel Forum Articolo Letto 3291 volte  
 
Lamezia Terme - Un affresco della vita amara degli umili, sempre alla conquista di una improbabile sopravvivenza, è il tema fondante dello spettacolo “ Lo stipo” (Canto per una terra dispersa) di Dora Ricca andato in scena al Teatro Politeama di Lamezia Terme per la regia di Antonello Intonante e interpretato da Maurizio Stammati e Maria Marino. Liberamente ispirata al racconto “ Piedi nudi” dalla raccolta “ L’amata finestra”di Corrado Alvaro e inserita nell’ ambito della rassegna teatrale “Ricrii ovvero Capusutta”, diretta da Dario Natale, la pièce racconta la vicenda di una sventurata famiglia calabrese che, in seguito ad una piccola scossa di terremoto, perde la casa insieme allo stipo, orgoglio e vanto della famiglia. Il padre Procopio, raccolte in una valigia di cartone le poche cose rimaste, intraprende con la moglie Lucrezia il viaggio della speranza verso una città illudendosi di trovare aiuto e ospitalità presso il parente Sebastiano. Non avendo i soldi necessari per acquistare il biglietto, Procopio chiede credito al bigliettaio di una stazione di treni, il quale lo prende in giro e lo rimanda alla stazione successiva dove il collega gli potrà fare uno sconto. E così avviene di stazione in stazione finché lo sfortunato emigrante non arriva, insieme alla moglie, nella città tanto desiderata a piedi scalzi e insanguinati. Durante l’estenuante cammino i due personaggi vivono una serie di disagi, umiliazioni, privazioni tra l’ indifferenza di tutti coloro che incontrano, pur restando saldo il loro amore e quello per i figli lasciati dai nonni. Tutto lo spettacolo è incentrato su questa impresa scandita da una singolare scenografia che è costruita con tavoli reclinati in senso verticale sui quali sono collocate delle pietre che provocano uno sciabordio al passaggio dei due protagonisti a testimonianza dello sforzo e degli ostacoli cui vanno incontro nel corso del viaggio.
Son in tal modo formalizzati i cambi di scena e l'ininterrotto peregrinare dei due, sempre alla ricerca del treno che li trasbordi in questo agognato luogo, desiderio e speranza di molti emigranti
degli anni ‘60 come si desume dal racconto di Corrado Alvaro da cui prende spunto la rappresentazione teatrale. La scena sempre in movimento diventa la metafora lacerante della Calabria e del Mezzogiorno di cui Corrado Alvaro interpreta la realtà sociale in un periodo in cui l’ Italia approntava bonifiche in terre straniere invece di installare cantieri in casa propria e favoriva l’ emigrazione meridionale verso l’ America. Oggi a distanza di anni la Calabria ha mutato la sua società al passo con i tempi, ma purtroppo non ha mutato alcuni elementi negativi del suo carattere, che ostacolano drammaticamente il suo sviluppo. L’ abilità del regista ha reso la narrazione più viva e reale puntellando la soluzione interpretativa con un prologo dei poeti tragici Eschilo ed Euripide ed un epilogo in musica che ha accolto una canzone calabrese ed un ritmo canzonettistico del cosiddetto boom economico degli anni ‘60.
 
Allegati: Nessun allegato presente
 
Autore: Lina Latelli Nucifero |Archivio Notizie dalla Città
 
 
© 2001 www.lameziaweb.biz |Terms of use |Privacy Policy |Scrivi alla Redazione |Segnala un errore |Studio Grafico Fradaweb