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Appello al prefetto e al procuratore per la tutela dei posti di lavoro
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Lamezia Terme - Appello al prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, e al procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Vitello, degli ex lavoratori Sida in agitazione nell'area del depuratore consortile di Nocera Terinese per la difesa del posto di lavoro, dopo essere stati licenziati dalla ditta. Con una lettera aperta gli operai specializzati Domenico Francesco De Fina, Aldo Mancini, Raffaele Macrì, Vincenzo Pileggi e Salvatore Varone chiedono che si faccia luce su una vicenda non solo personale, familiare, ma anche legata alla tutela dell'ambiente, del mare e in ultima analisi allo svolgimento dell'attività balneare sulla costa, giacché la depurazione consortile dei reflui dei comuni cosentini di Belmonte e Amantea e di quelli catanzaresi di Nocera e Falerna non può non incidere sulla qualità delle acque marine.
I cinque ex dipendenti della Sida, licenziati a seguito della comunicata volontà della stessa di non continuare la gestione dell'impianto oltre il 30 giugno scorso, auspicano che il prefetto di Catanzaro e il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme trovino una soluzione alla loro «situazione ormai insostenibile, che dura da oltre dieci giorni». Spiegano di essere stati licenziati dalla ditta che gestiva il depuratore con la motivazione di non essere stata pagata dai comuni consorziati (vanterebbe un credito di un milione di euro, almeno secondo i cinque lavoratori in agitazione). «Ma dobbiamo pagare noi?» si domandano. Quindi puntualizzano come sono giunti alla protesta in atto: «Il comune di Nocera, che è proprietario dell'impianto - evidenziano - prima ha comunicato di volere gestire direttamente il depuratore con propri operai. Allora abbiamo occupato l'impianto per difendere il nostro posto di lavoro. Al tavolo di trattativa insieme con i sindacati non si è risolto nulla: la situazione non è per niente chiara. Noi lavoratori crediamo che il problema non si voglia risolvere. Tutta la vicenda fa capire che noi perderemo il lavoro. La società che ci ha licenziato non ci ha pagato nemmeno il mese di maggio. Si mette in giro la voce che stiamo commettendo abusi, perché non facciamo entrare nessuno nell'impianto. Questo non è vero, perché stiamo occupando solo gli uffici dell'area del depuratore. Chiediamo l'intervento del prefetto e del procuratore Vitello, perché si faccia chiarezza su questa situazione e anche per una tutela del nostro posto di lavoro. Siamo capifamiglia monoreddito: non ci pagano da mesi e non sappiamo cosa dobbiamo fare per andare avanti. Non vediamo le nostre famiglie da diversi giorni.
Anche noi - questa la conclusione della lettera aperta - abbiamo diritto ad una vita dignitosa». Della protesta di De Fina, Mancini, Macrì, Pileggi e Varone s'è interessato il coordinatore provinciale del Pd, Pasquale Mancuso, che l'altro giorno li ha incontrati al depuratore per esprimere vicinanza, solidarietà. La vicenda è seguita in particolare da Bruno Talarico della Cgil-Funzione pubblica. Sull'argomento, inoltre, è intervenuto il Pd di Nocera, per sollecitare, fra l'altro, l'atteso avvio della procedura della gara definitiva d'appalto della conduzione dell'impianto consortile. Tonino Albi, segretario del locale circolo della forza politica di Pierluigi Bersani ha bollato la vicenda come «figlia di politiche improvvisate e superficiali».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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