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Gettate la basi per guarire una sanità malata
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Lamezia Terme - È trascorso un anno dal suo insediamento ai vertici dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Un anno difficile, nel corso del quale ha dovuto mettere mano a una "sanità malata". Gerardo Mancuso, che questa mattina o nei prossimi giorni dovrebbe essere nominato direttore generale dell'Asp, racconta la sua esperienza da commissario straordinario.
Dottore Mancuso, domani scade il suo mandato. Ci racconta come è stato quest'anno di lavoro?
«È stato un anno difficile perché abbiamo dovuto assumere decisioni importanti, inserite nel Piano di rientro e nel decreto 18, che hanno ridisegnato l'Azienda. Tuttavia, davanti alle mille difficoltà economiche, alle difficoltà interne nell'accettare un piano di rientro così complesso, alle difficoltà che sono venute dall'esterno, da sindaci e alcune organizzazioni politiche, siamo andati avanti con l'idea di dare servizi migliori al cittadino. Noi abbiamo voluto cambiare la sanità per offrire servizi migliori, e questo ha dato fastidio ad una certa politica, alle lobby presenti in Azienda e sul territorio, per questo siamo stati criticati. Anche se poi i cittadini hanno apprezzato quanto abbiamo realizzato. Il bilancio è sostanzialmente positivo, perchè abbiamo posto le basi per cambiare la sanità».
Molto è stato fatto, ma c'è ancora tanto da fare...
«Il cambiamento non può avvenire in un anno, ci vogliono due-tre anni di lavoro. Noi per adesso abbiamo gettato le basi, quelle giuste, che ci daranno i risultati nel medio e lungo termine. Anche se di miglioramenti, chi va in ospedale, già li può vedere: come il nuovo hub ambulatoriale, alcune unità operative che sono state trasferite e ristrutturate, così come a breve inaugureremo il centro unico prelievi dove si potranno effettuare tutti i tipi di prelievi, senza girovagare per l'ospedale o sul territorio, così come a breve si inaugurerà la nuova rianimazione, ginecologia, il pronto soccorso e l'astanteria».
Commissario come ha trovato l'Asp di Catanzaro?
«L'Azienda era in una situazione economica molto difficile: 320 milioni di euro di deficit consolidato, con un deficit annuo che si aggirava intorno ai 55 milioni di euro. Difficile la situazione anche sotto il profilo dell'organizzazione: nonostante l'Asp sia nata nel 2007 dalla fusione delle due ex Aziende lametina e catanzarese, non era stato fatto nulla per riorganizzare i servizi e gli uffici, tanto che nell'Azienda esistevano delle strutture doppie di ogni servizio. Un anno fa abbiamo trovato un'Azienda molto frammentata e disorganizzata. Disagi anche per i servizi sanitari non del tutto adeguati, con delle pecche soprattutto per quanto riguarda le liste d'attesa di molte specialità e per la presenza di quattro ospedali di cui due da riconvertire; con l'ospedale di Soverato con evidenti disorganizzazioni e l'ospedale di Lamezia Terme una situazione di grande difficoltà logistica, con strutture mai ultimate, da ristrutturare o peggio ancora quasi ultimate ma non aperte al pubblico. E nulla era stato fatto fino al mio arrivo. Frammentazione anche per quanto riguarda i servizi del territorio, con una disorganizzazione dell'assistenza domiciliare del tutto affidata più alla buona volontà dei singoli più che a un progetto di rete. Accanto a tutto ciò, ci metta anche il fatto che l'Azienda era gestita da gruppi di "autonomia gestionale"».
Ha incontrato delle difficoltà sul suo cammino?
«Sì tante. Grandi difficoltà soprattutto perché avevo una situazione difficile alimentata anche da dissidi interni all'Azienda. E poi l'impegno maggiore è stato quello di ridurre la velocità del debito e cercare di organizzare l'Asp. Poi si sono aggiunti nell'ultimo periodo dissidi con i sindacati che hanno rallentando l'azione di governo, soprattutto nell'ultimo mese».
Lei parla di miglioramenti, ma in questo ultimo periodo associazioni, sindacati e anche alcuni esponenti politici criticano il suo operato.
«Non vorrei entrare in polemica ma la realtà dei fatti è che noi abbiamo inciso sui privilegi e sugli sprechi, toccando così gruppi organizzati e interessi consolidati all'interno dell'Azienda. Questo ha dato fastidio a una parte della politica e a gruppi interni all'Asp. Sta di fatto che abbiamo applicato esattamente quello che il presidente Scopelliti ci aveva indicato, così come abbiamo tenuto conto delle leggi che ordinano il piano di riorganizzazione della sanità, cioè il Piano di rientro e il decreto 18. La gente pensa che gli ospedali siano stati costruiti per fare primariati o per sistemare i medici, noi abbiamo attivato una riorganizzazione esattamente pensando di semplificare e di ridurre anche i primariati inutili o che erano oggetto di diseconomia e servizi sanitari scadenti. Forse questo ha dato fastidio. Certo è anche l'azione di governo della spesa, con le abolizioni di gare d'appalto, probabilmente ha generato un malumore, dato che su alcune gare abbiamo ridotto la spesa del 30-35%».
Di cosa va fiero di più del lavoro svolto in questi dodici mesi?
«Sono molto fiero per aver affrontato in scienza e coscienza e con onestà intellettuale il difficile compito che mi è stato affidato. La cosa di cui vado più fiero è che non ho fatto clientele: ho assunto delle iniziative che mi sembravano giuste, senza tenere conto dei colori politici. E credo che anche questo abbia dato fastidio».
I sindacati criticano il suo atto funzionale, per questo alcune sigle non si sono presentate all'incontro da lei convocato. Perché secondo lei?
«All'incontro che si è tenuto venerdì hanno partecipato la gran parte delle sigle sindacali della dirigenza medica. Con loro abbiamo discusso e trovato un accordo di massima. Ma questo accordo va rivisto anche alla luce delle linee guida regionali che sono state pubblicate sabato. Va quindi riguardato il lavoro, che comunque è molto utile perchè abbiamo scambiato delle opinioni e degli accordi che mi sembra giusto mantenere, indipendentemente dal fatto che tra qualche giorno riprenderemo la strada per disegnare lo strumento aziendale. Tra quindici giorni infatti conto di chiudere l'atto aziendale. Per questo nei prossimi giorni ripartiremo con una nuova informativa ai sindacati, in modo di avere l'atto aziendale prima della fine dell'estate».
Cosa non è riuscito a fare in questo primo anno di gestione e vorrebbe invece realizzare?
«Non sono ancora riuscito a organizzare il territorio: il mio sogno è quello di portare l'assistenza a domicilio del paziente e del cittadino in difficoltà. Spero di realizzarlo entro l'anno prossimo».
Da come parla è scontata la sua nomina a direttore generale dell'Asp?
«No comment. Io amo fare il medico e spero di tornare a farlo quanto prima.»
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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