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Un flop la fiaccolata antimafia organizzata dalla sinistra
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Lamezia Terme - Fiaccole accese, ma poche. Contro i clan della 'ndrangheta, agguerriti e sanguinari, ce ne vorrebbero migliaia. Piazza della Repubblica ieri era troppo grande, i giovani si contavano sulle punte delle dita, e le più numerose erano le rappresentanze politiche di ogni schieramento.
Niente bandiere, nessun inno, finalmente azzerati gli interventi scontati dei professionisti dell'antimafia. C'era coesione ieri in piazza, ma mancavano i numeri. Forse perchè ieri c'era qualche bel film in Tv, o ristoranti e discoteche sul litorale sono aperte, ed i gelati fanno gola a tutti. O anche perchè la manifestazione era stata organizzata in poco tempo, alla chetichella, senza una buona risonanza.
Eppure giovedì scorso cì'era stato l'omicidio di un Torcasio giovanissimo. Domenica scorsa avrebbe compiuto 21 anni. Un mese prima gli avevano ucciso il padre, Vincenzo. Stesse modalità, cioè tra la gente. Forse stessa pistola, una calibro 9x21 da professionisti. Forse uguale anche il movente: i Torcasio non fanno più clan con i Giampà. Non possono pretendere il pizzo dagli stessi commercianti che pagano i Giampà. Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di controllo del territorio, di potere criminale. Stanno saltando i confini, perchè questa città non è regolata soltanto dai piani urbanistici comunali.
Protestate, gente, protestate. Almeno quella perbene. Ma in piazza non c'era granchè. I politici di ogni colore aspettavano i giornalisti, s'erano preparati il loro discorsetto tutti intriso di legalità e perbenismo, che però non convince più nessuno. Questo modo vecchio di fare politica non fa che alimentare un modo vecchio di fare criminalità.
Sotto il tribunale comincia ad arrivare gente dalle 19.30. C'è un microfono sulle scale del palazzo di giustizia, ma non c'è un programmino degli interventi. Si aspetta il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello, che ha lavorato a Roma e riesce a saltare sul volo delle 20 passate. Arriva in piazza alle 21.45, accolto da un applauso. Poi minimizza sui numeri: «Non ha importanza la quantità ma la quantità».
Tutti muti ad ascoltare. E dai tanti palazzi che circondano Piazza delle Repubblica s'affacciano in pochi. Anzi, serrande abbassate. Un gesto eloquente di quanto conta lo Stato in questa città.
Il procuratore si rivolge ai Torcasio. In piazza c'è probabilmente qualcuno che poi riferisce al clan. Vitello alla cosca: «È vivere questo? Nel giro di un mese sono stati eliminati padre e figlio. Questa scelta di vivere nell'illegalità totale conviene? Vi rendente conto che dovete sempre guardarvi alle spalle? Ne vale la pena?». Poi l'accusa più forte di una richiesta di ergastolo formulata a un giudice: «Non avete considerazione dei vostri figli, voi Torcasio e voi Giampà».
Non sono stati risparmiati neanche gli affiliati, 'ndranghetisti di serie B sempre più esposti ai giri di vendette e regolamenti di conti: Ci sono quelli che stanno attorno ai Torcasio e ai Giampi, voglio fare affarri con loro. Così dfa un lato c'è il cinismo, dall'altro la macelleria. Questo vostro sistema è contro la vita».
Non più di trecento persone ad ascoltarlo. Ma se si scremano politici, forze dell'ordine e giornalisti ne rimangono meno di 100. La società civile non risponde, la domanda di legalità resta debole. Ed in troppi ancora per chiedere la soluzione di un problema si rivolge ai clan e non alle istituzioni. Nella convinzione che da loro si riesca ad ottenere qualcosa più rapidamente e senza troppe domande, non accorgendosi nemmeno d'essere entrati in un sistema sporco come un pantano, dal quale è sempre molto difficile uscirne.
Rispetto al 2006, quando ci fu la manifestazione nata spontaneamente dopo il rogo della palazzina di Godino, in Via Perugini, c'è un arretramento. Se la lotta alla 'ndrangheta si dovesse misurare con i numeri nella piazza quello di ieri è stato un "flop". Ma le parole del procuratore e quelle di Maria Teresa Morano, presidente nazionale dell'antiracket, spingono dall'altra parte. Perchè, alla fine dei conti, come dice Vitello concludendo il suo discorso di un quarto d'ora, «Lamezia è una città perbene».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Vinicio Leonetti |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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