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«Ci ha dato ragione la sentenza del giudice»
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Lamezia Terme - «L'azione giudiziaria è stata perseguita per chiedere il rispetto delle leggi, dei contratti e della trasparenza nel funzionamento dell'Asp per contrastare l'affermarsi d'interessi particolari e di un clima d'incertezza delle posizioni soggettive dei dipendenti in assenza di regole condivise». Questa la risposta dei sindacati alle parole del commissario Gerardo Mancuso che nell'intervista alla Gazzetta del Sud (pubblicata lunedì scorso) aveva affermato che l'azione di governo è stata rallentata da dissidi con i sindacati.
La replica a Mancuso è firmata dai vertici di Cgil, Cisl, Uil, Aupi, Sinafo, Fvm, e Fassid che hanno firmato una nota congiunta. In cui ricordano che «il giudice del lavoro di Catanzaro ha dato ragione ai sindacati ricorrenti condannando il commissario per l'attività antisindacale ed ordinando l'immediata cessazione della condotta e la revoca della delibera 2662 e di tutte quelle successive conseguenti alla riorganizzazione».
Sull'incontro di venerdì scorso citato nella stessa intervista da Mancuso, «i sindacati non si sono presentate perché il commissario non aveva ancora provveduto alla revoca di tutte le delibere travolte da invalidità derivata, che trovano fondamento nel revocato atto di riorganizzazione funzionale, ed alla revoca dei contestati processi di mobilità. Inoltre l'informativa sulla nuova proposta di riorganizzazione aziendale inviata il 27 giugno scorso era assolutamente inidonea ad assolvere l'obbligo di precisa e completa informazione preventiva in quanto si limitava ad un semplice "organigramma" aziendale, essendo assolutamente carente dei criteri e delle norme poste a base del rinnovo strutturale».
Ancora le sigle sindacali: «È evidente poi che l'assenza delle linee guida regionali costituivano un altro argomento rilevante, visto che la normativa nazionale e regionale in materia non prevede una riorganizzazione strutturale "provvisoria", né la normativa contrattuale prevede incarichi provvisori che evidentemente ne deriverebbero. L'emanazione delle linee guida nella stessa giornata di venerdì hanno confermato lo sproposito del commissario nel voler a tutti i costi definire un "organigramma" ed assegnare incarichi in assenza di regole, criteri e modalità di funzionamento delle strutture che invece vengono richiamati nell'atto regionale quali contenuti obbligatori dell'atto aziendale».
Per i sindacati «appare poi inconsueto ed inquietante che il commissario affermi che all'incontro di venerdì "hanno partecipato la gran parte delle sigle sindacali della dirigenza medica" con le quali son stati raggiunti degli "accordi" che saranno mantenuti anche successivamente alle luce delle linee guida regionali. Infatti, le osservazioni formulate dagli "amici" delle sigle sindacali presenti nella riunione di venerdì scorso non costituiscono precedente da poter essere ritenuto valido, considerato che le organizzazioni in azienda rappresentano nel loro complesso una minoranza degli associati, con ciò esprimendo un gruppo minoritario della delegazione trattante di parte sindacale della dirigenza sanitaria e medica». Ancora: «La presenza di alcune sigle, con un esiguo numero di iscritti ed i cui rappresentanti sono stati investiti di incarichi gestionali poi revocati per l'ordinanza del giudice, evidentemente non possono giustificare le affermazioni del commissario che volutamente non ha evidenziato l'assenza delle principali organizzazioni sindacali della dirigenza e del comparto».
Da qui l'auspicio dei sindacati: «In caso di nomina a direttore generale il dottor Mancuso modifichi il comportamento illegittimo sin qui tenuto e decida di non proseguire in un'intollerabile azione di limitazione delle prerogative sindacali a danno delle stesse e dei lavoratori che rappresentano. Al contrario, sin d'ora, assicurano il commissario di essere disponibili, in caso dell'attivazione di un corretto rapporto con le organizzazioni sindacali, a qualsiasi confronto e collaborazione».
Giandomenico Crapis, coordinatore cittadino di Sinistra ecologia e libertà, interviene invece sulle recenti affermazioni del governatore Giuseppe Scopelliti che in una conferenza stampa nell'ospedale chiedeva di sapere «se rispetto al nostro arrivo questa struttura è peggiorata o migliorata».
Ecco la risposta di Crapis: «No, caro Scopelliti, le cose da quando la destra è al potere non vanno meglio di prima: la sensazione di dequalificazione che c'era prima, con Loiero al governo, è la stessa che si avverte oggi che ci sono i nuovi arrivati. Non è cambiata di una virgola. Se vogliamo anzi la sensazione di disagio è peggiorata anche per gli effetti economici della politica nazionale di Berlusconi sulla sanità, e per l'uscita dai ranghi medici ospedalieri di molti professionisti andati in pensione nell'ultimo anno».
Continua l'esponente di Sel: «C'è stata una girandola di trasferimenti, ristrutturazioni di reparti e ambulatori, ma di miglioramenti nell'offerta sanitaria non se ne vedono. Anzi la ristrutturazione in qualche caso, come nella Utic (l'unità coronarica), è a saldo negativo perché abbiamo un reparto che passa da uno spazio accogliente ad uno angusto e sacrificato per medici e pazienti. C'erano 280 posti letto, ora ce ne sono più di 50 in meno».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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