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Processo Messanger: Condanne ridimensionate in appello
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Lamezia Terme - I reati andavano dalla tentata estorsione allo spaccio di stupefacenti
La Corte d'Appello di Catanzaro (Donatella Gargea presidente, Alessandro Bravin e Vincenzo Galati consiglieri) ha riformato la sentenza con la quale il giudice dell'udienza preliminare aveva condannato le quattro persone arrestate dai carabinieri il 19 ottobre 2009, nell'ambito della operazione "Messanger". I magistrati hanno ridotto le pene che il giudice dell'udienza preliminare Carlo Fontanazza, il 29 settembre dello scorso anno, aveva inflitto a Francesco Cabras, 33 anni; alla madre Maria Cimino, 60 anni; ad Andrea Viterbo 35 anni, e a Rosario Franceschi, 46 anni. I quattro avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato.
Cabras e Franceschi, entrambi assisti dall'avvocato Teresa Bilotta, furono condannati il primo alla pena di anni quattro di reclusione e a 9mila euro di multa, il secondo a quattro anni di reclusione e ad una multa di 16mila euro. I magistrati d'appello hanno ridotto per Cabras la pena a tre anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 700 euro. Pena ridotta anche per Franceschi che è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione e al pagamento di una ammenda di 14mila euro. Cabras fu condannato per tentata estorsione in concorso, mentre Franceschi per detenzione di stupefacenti. Cimino, difesa dall'avvocato Gianluca Careri, fu condannata, per tentata estorsione in concorso e detenzione di stupefacente in concorso, a quattro anni e sei mesi di reclusione e ad una multa di 20mila euro. Anche per lei i magistrati della Corte di Appello di Catanzaro hanno riformato la sentenza di primo grado condannandola ad una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione e ad una multa di 14mila euro. Viterbo riconosciuto colpevole di tentata estorsione fu condannato a due anni e otto mesi di reclusione e ad una multa di 600 euro. Ora i magistrati d'appello riformando la sentenza emessa dal giudice delle indagini preliminari lo hanno condannato ad una pena detentiva di un anno e sei mesi di reclusione ed al pagamento di una ammenda di 400 euro.
La Corte d'appello ha concesso il beneficio della sospensione della pena nei confronti del Viterbo. I magistrati d'appello si sono riservati di depositare il disposto della sentenza entro sessanta giorni, sospendendo inoltre i termini di custodia cautelare. Cabras era accusato di tentata estorsione ai danni di un giovane, insieme alla madre Maria Cimino, e Viterbo. Mentre Franceschi, insieme alla Cimino, secondo l'accusa era complice in una attività di spaccio gestita dal Cabras. Erano accusati a vario titolo ed in concorso tra loro d'estorsione e spaccio di stupefacenti. Le indagini iniziarono quando Francesco Cabras fu arrestato, nel settembre 2008, dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia carabinieri per detenzione di droga. In quella circostanza i militari, nel corso di una perquisizione domiciliare, lo trovarono in possesso di 14 capsule di eroina. Scoprirono poi che Cabras, nel corso di un colloquio in carcere, diede indicazioni alla madre, di costringere una persona a consegnare la somma di 2.600 euro, un computer ed una foto camera. La donna, secondo quanto accertarono gli inquirenti anche sulla base delle intercettazioni, servendosi di Andrea Viterbo, più volte fece minacciare di morte la vittima per aderire alle richieste continue e pressanti del figlio carcerato. Richiesta estorsiva che fu confermata dalla vittima . Al magistrato la giovane vittima manifestò la preoccupazione di subire violenza fisica. Inoltre, la Cimino, dagli investigatori, insieme a Rosario Franceschi, fu indicata come la complice in una attività di spaccio gestita dal Cabras. Attività che sarebbe stata interrotta con il suo arresto nel settembre del 2008. Reato per il quale Cabras è sottoposto in un processo separato.
Le ordinanze di custodia cautelare furono emesse dal giudice delle indagini preliminari Barbara Borelli, su richiesta del capo della Procura della Repubblica lametina, Salvatore Vitello. Le indagini che portarono alle emissione dei provvedimenti restrittivi furono svolte dai carabinieri e dal nucleo di polizia giudiziaria dell'Arma.
 
Allegati: Nessun allegato presente
 
Autore: gazzettadelsud.it - Giuseppe Natrella |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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