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Estorsione con le botte, tre gli arrestati La cosca in trasferta a Roccelletta di Borgia per sottomettere un giovane che però si rivolge alla polizia
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Lamezia Terme - La cosca dei Giampà avrebbe allargato la sua azione criminale al di fuori del territorio lametino. Una dato che emerge dagli ultimi fermi eseguiti ieri mattina dagli agenti della Squadra mobile di Catanzaro che hanno. Accusati d'estorsione Antonio Voci, 45 anni, nato a Sellia Marina ma residente a Falerna, Giuseppe Catroppa, 27enne di Soveria Mannelli ma residente a Lamezia, entrambi ritenuti dagli investigatori legati al clan Giampà; Luca Gentile, 25 anni, catanzarese legato ai primi due indagati ed amico dell'imprenditore vittima dell'estorsione. Il provvedimento è della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per estorsione tentata e consumata e rapina, sequestro di persona, lesioni, porto d'arma da fuoco e minacce, tutto aggravato dalle modalità mafiose.
L'operazione è stata chiamata in codice "Deja-vu 2", è fa seguito al blitz dell'altro ieri con cui altre quattro persone, pure ritenute legate ai Giampà, sono state sottoposte a fermo per tentata estorsione. I particolari sono stati illustrati ieri mattina nella questura di Catanzaro dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, dal questore Vincenzo Roca, dal dirigente della Mobile Rodolfo Ruperti, dal suo vice Angelo Paduano, e dal commissario capo Massimiliano Russo.
Un giovane imprenditore catanzarese il 6 giugno scorso viene contattato telefonicamente da un amico d'infanzia, Luca Gentile, che gli chiede un incontro. Sotto casa sua però Gentile arriva con Catroppa e Voci. Quest'ultimo in maniera prepotente gli dice: «U sai cu sugnu eu? Eu sugnu Antonio Voci e vida chigghiu chi hai ma fai».
La vittima risponde di non conoscerlo, che non gli interessava, e rivolgendosi all'ammico Gentile dice di essere in attesa di un bonifico. Gentile invita la vittima a dargli in prestito 850 euro. L'imprenditore prende tempo, ma quando i soldi continuano a non arrivare, gli indagati passano dalle parole ai fatti. Rintracciano il giovane imprenditore, lo sequestrano, lo portano nella pineta di Roccelleta di Borgia (Cz) dove lo malmenano e, infilandogli con violenza una pistola in bocca, gli spezzano un dente.
Dopo due settimane ancora un avvertimento: se si ostina a non pagare la somma, che adesso è lievitata a mille euro, il giovane sarà punito, gli verrà bruciata la casa e saranno ammazzati lui e la sua compagna incinta. La vittima terrorizzata rastrella i soldi tra i suoi parenti e paga. Ma non si rende conto che l'incubo è appena incominciato.
A stretto giro arrivano una nuova richiesta, altre minacce, e ancora botte nella stessa pineta. Fino a due giorni fa. La vittima non sa più che fare, e non ha soldi per pagare. Va dai poliziotti di Catanzaro Lido, e questi mettono subito in moto i loro colleghi della Mobile. Si lavora senza sosta, con indagini lampo. Gli investigatori mettono insieme gli elementi necessari e li trasmettono alla Direzione antimafia. Mercoledì sera alle 22.30 il sostituto procuratore Elio Romano ed il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli sottoscrivono i fermi. Nella notte le manette e la fine dell'incubo del giovane torturato dagli aguzzini.
La vicenda si è risolta positivamente perché, ha spiegato ieri il procuratore aggiunto Borrelli, «abbiamo garantito la tutela della vittima e lo stesso faremo con tutti coloro che romperanno il muro dell'omertà che per troppo tempo ha consentito alle cosche di Lamezia di operare impunemente».
Per il capo della mobile Rodolfo Ruperti «s'è trattato di un'estorsione condotta con modalità particolarmente cruente. La vicenda di questo imprenditore, che pensava di essere a posto dopo avere pagato la prima volta, dimostra invece che chi cade nella rete di questa gente non ne esce più se non denunciando i propri aguzzini».
Il questore Roca ha spiegato che «questa è una vicenda in cui sono state consumate modalità estorsive veramente non degne di un paese civile. Ma a tempo di record abbiamo potuto assicurare al cittadino le tutele che l'ordinamento gli riserva. Tutele che saranno sempre assicurate a tutti coloro che riusciranno a rompere il vincolo di omertà che li tiene sotto scacco».
Ondata di legalità
«La magistratura e le forze dell'ordine hanno inferto, in queste ore, un duro colpo alla criminalità organizzata della nostra città». Lo dichiara il Pd lametino ringraziando chi «con la sua azione quotidiana combatte il malaffare per mettere fine alla sequenza di atti criminosi che turbano la città e ne rallentano lo sviluppo».
«Siamo consapevoli»,prosegue il Pd, «che parallelamente, alla forte azione di contrasto di magistratura e forze dell'ordine è necessario un risveglio della società lametina. Ognuno deve fare la propria parte per contribuire ad una sommossa civile e culturale con forze politiche, Chiesa, associazioni, istituzioni, forze sociali ed imprenditoriali.
 
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Autore: Giuseppe Natrella - gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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