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Una "talpa" nella struttura antimafia
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Lamezia Terme - C'era una talpa nella Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro quattro anni fa. Lo sostiene la procura lametina che ha chiesto il rinvio a giudizio di Alfonso Esposito, cinquantenne lametino, ispettore di polizia nel delicato ufficio catanzarese. Esposito sarà processato il prossimo 4 ottobre perchè il giudice delle indagini preliminari Barbara Borelli ha accolto la richiesta del pubblico ministero Salvatore Vitello. L'ispettore è accusato di corruzione e rivelazioni di segreto d'ufficio. A corromperlo sarebbe stato Salvatore Mazzei, il costruttore lametino proprietario della cava di San Sidero, a cui una decina di giorni fa sono stati sequestrati beni per 200 milioni di euro. Secondo i giudici Mazzei avrebbe avuto contatti col clan Mancuso di Limbadi, nel Vibonese.
«Rivelazioni di notizie d'ufficio che dovevano rimanere segrete ed attinenti ad indagini svolte anche su Salvatore Mazzei e suoi familiari». Questo avrebbe fatto il poliziotto secondo gli inquirenti. Sostengono che il costruttore in cambio delle rivelazioni riceveva «vario materiale edile». E parlano di cinque intercettazioni telefoniche tra marzo e luglio del 2007 inserite negli atti del processo. Anche Mazzei è accusato di avere corrotto l'ispettore della Dda «determinando il pubblico ufficiale a compiere atti contrari al proprio ufficio».
L'imprenditore da tempo ha problemi con la giustizia. Tutto è partito dalla sua cava a San Sidero, sequestrata nel 2006 per abusi edilizi e reati ambientali. Poi la beauty farm di Gizzeria, a ridosso della corsia Nord dell'autostrada, anche quella sequestrata prima ancora d'essere ultimata per questioni ambientali. Infine l'alleanza di Mazzei con un costruttore del Vibonese riguardo degli appalti su un tronco della Salerno-Reggio. Qualche giorno fa il Tribunale di Catanzaro ha messo sotto chiave l'impero del costruttore: 70 fabbricati, 215 terreni, 25 società, 30 automezzi, l'Aerhotel Phelipe di Sant'Eufemia e naturalmente la cava. Beni valutati 200 milioni di euro dall'autorità giudiziaria. E per il prossimo novembre è fissata la prima udienza sulla proposta di confisca di questo impero.
Martedì 4 ottobre, nella stessa giornata, un altro processo attende il poliziotto Alfonso Esposito. Davanti al Tribunale l'ispettore dovrà rispondere anche di minacce contro Sergio Trapuzzano, che nel giugno 2008 era sindaco di Gizzeria. Esposito secondo l'accusa «usava minaccia al fine di influire sul sindaco perchè rilasciasse un'autorizzazione temporanea» che riguarda il porticciolo turistico privato di Gizzeria sequestrato da tempo perchè ritenuto abusivo. C'è un processo in corso sul porticciolo, ed il pubblico ministero lametino Luigi Maffia ha messo sott'accusa 33 persone, tra cui Esposito, definito dagli inquirenti «gestore di fatto della struttura» e fondatore dell'associazione Marineland, Onlus che si occupava di protezione civile. Molti degli imputati del processo sono accusati di aver realizzato il porticciolo su terreno demaniale. Sette saranno processati nel prossimo autunno.
Intanto il poliziotto Alfonso Esposito non è più in servizio nel quartier generale catanzarese della Direzione distrettuale antimafia.

Guardie e ladri
Un poliziottoin servizio alla Dda di Catanzaro, Alfonso Esposito, 50 anni, residente in città. Le accuse sono di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio.
Avrebbe fornitoinformazioni al costruttore Salvatore Mazzei, imputato in diversi processi, a cui hanno sequestrato beni per 200 milioni di euro.
 
Allegati: Nessun allegato presente
 
Autore: Gazzettadelsud.it | Vinicio Leonetti |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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