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Manca lo scatto d'orgoglio
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Lamezia Terme - «Sul territorio abbiamo 500 uomini e se ne arrivassero altri certo non sarebbe male. Ma quello che in realtà manca è il sussulto d'orgoglio, la svolta culturale contro l'illegalità 'ndranghetista. Quando in campagna elettorale certa gente collusa col malaffare viene a chiedere il voto bisognerebbe prenderla a calci nel sedere piuttosto che eleggerla». Chiaro e senza mezzi termini l'intervento di Antonio Reppucci, il prefetto che ieri pomeriggio è intervenuto alla riunione del consiglio comunale in cui si è discusso delle tre problematiche più scottanti del momento: rom, rifiuti e criminalità.
Il rappresentante di governo non ha esitato a sottolineare quanto di buono c'è nella città. «Va benissimo l'associazionismo, l'impegno della Chiesa e di tanta gente onesta e perbene, ma mi aspetto molto di più dagli imprenditori: gli atti intimidatori sono quotidiani, le denunce non ci sono».
Reppucci ha incalzato: «Nessuno vuole eroi o martiri, ma se la società dorme noi non possiamo fare di più di quello che facciamo ogni giorno». Esempio calzante è stata la recente fiaccolata davanti al tribunale, organizzata per manifestare contro la recrudescenza criminale esplosa nell'ultimo mese. «Sono favorevole a queste iniziative», ha detto il prefetto, «ma mi hanno riferito che eravate solo 100 quando la città ha 70 mila abitanti. Bisogna gridare, indignarsi, e lo si può fare anche denunciando anonimamente».
Sempre a proposito della sicurezza, Reppucci non si è detto concorde con chi vorrebbe l'esercito «perché la città deve vivere e non dev'essere militarizzata». Sulla questione rom ha invitato tutti i vari soggetti coinvolti nell'operazione di sgombero e di reinserimento delle famiglie di Scordovillo «a non dimenticare che si tratta di una questione prima etica che politica. Sono cittadini come gli altri», ha ribadito il prefetto, «e se hanno diritto alle case popolari bisogna dargliele». Rivolgendosi a un gruppo di zingari nella sala Napolitano ha detto: «Siamo disposti ad aiutarvi, ma dovete fare dei passi avanti sulla strada della legalità e della coscienza civica. Anche voi dovete imparare che la democrazia va difesa con i denti e con le unghie».
Sull'emergenza rifiuti Reppucci è stato perentorio: «Avendo vissuto negli anni scorsi l'esperienza drammatica di Napoli, vi dico che per la Calabria non è più tempo di camminare ma di correre, perché non c'è più tempo. Inoltre bisogna convincersi che pubblico e privato in questo settore dovrebbero convivere e collaborare. Anche perché spesso», ha commentato, «il pubblico in Calabria non funziona perché la politica "sistema" nei posti di importante responsabilità persone che non hanno alcuna capacità». Reppucci ha parlato a braccio dopo oltre cinque ore di interventi in un salone gremito di autorità.
Tra gli ospiti anche il vescovo Luigi Cantafora il quale ha concordato col prefetto sulla necessità che la comunità sia attraversata da un sussulto di maggiore senso civico «per mettere al centro di ogni azione l'uomo, la persona e la sua dignità. Senza coniugare la grammatica del bene comune», ha evidenziato il presule, «nessuna istituzione ha ragione di essere».
Il vescovo ha poi affermato: «Questa città non ha l'omofobia, né si può permettere il lusso di andare indietro, Lamezia è per vocazione città dell'integrazione». Cantafora ha ricordato di aver visitato il campo rom: «Non possiamo più permettere che al centro della città ci sia ancora questo scempio. Tutti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Il problema della mafia si risolve stando insieme. In questo momento c'è bisogno di unità. Lamezia», ha concluso il presule, «si trova ad una svolta e se saprà fare tesoro di questo particolare momento storico, potrà finalmente e realmente diventare il cuore della Calabria».
Il sindaco Gianni Speranza per oltre un'ora ha illustrato ai tanti presenti nel nuovo salone municipale la situazione attuale, per le tre diverse problematiche. Per la questione rom il governo comunale ha chiesto a quello catanzarese di unire le forze e nominare un commissario straordinario unico. Per i rifiuti l'obiettivo è quello di creare un impianto moderno che possa accogliere e lavorare l'umido ed una piccola discarica per gestire in autonomia il ciclo nostrano dei rifiuti, uscendo dall'emergenza e dalla sudditanza degli impianti dislocati sul territorio.
Sul problema sicurezza, Speranza ha dichiarato: «Dobbiamo essere consapevoli che s'è riaperta una guerra di mafia. In questo quadro di grave preoccupazione dobbiamo ribadire che da tempo abbiamo inoltrato richieste precise al governo centrale. Aspettiamo le risposte del ministero dell'Interno».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it | Maria Scaramuzzino |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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