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Rischia l'aborto dopo l'esplosione di ieri
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Lamezia Terme - Ha la casa e l'azienda a un centinaio di metri da dove c'è l'esplosione, nell'area industriale. È in cinta, ha un malore. I familiari la caricano immediatamente in macchina e la portano al pronto soccorso. Intanto si sono aperte delle crepe nell'abitazione causate dalla forte esplosione.
Accade anche questo subito dopo lo scoppio alla Econet, una fabbrica in cui si riciclano prodotti industriali. Anche scorie e prodotti derivati dal petrolio (altro servizio a pagina 23).
L'incendio di ieri apre il capitolo della sicurezza nell'area industriale lametina, una delle più grandi del Mezzogiorno per estensione, composta da un unico enorme agglomerato in cui insistono aziende che contano complessivamente 1.500 addetti, e si arriva a 2 mila con l'indotto.
Perchè sono tutti intenti a rendere più attrattiva l'a zona per nuovi investimenti, obiettivo sacrosanto, ma non c'è stato finora chi ha pensato a mettere in sicurezza i lavoratori che gravitano nell'area ogni giorno. E che fanno la felicità del paninaro che col suo furgone vende cose buone da mangiare tra i capannoni, d'estate come d'inverno.
Nonostante l'area industriale abbia quasi quarant'anni mancano ancora i piani particolareggiati che assegnano i settori alle varie tipologie d'imprese. Per cui ogni cosa è nata in modo disordinato. Come se un ortolano vicino a una piantina di pomodori piantasse quella di cipolle, e a poca distanza carote e pere. Adesso la situazione è diventata paradossale nella zona industriale più grande ma forse anche più dimenticata del Sud: accanto a un megadeposito di carni bianche c'è un impianto per il trattamento dei rifiuti; a cento metri da una fabbrica di spezie e conserve alimentari c'è una raffineria di prodotti petroliferi.
Ad ammetterlo è Luigi Muraca, presidente del consorzio Asi da pochi mesi. Lo fa dopo aver dichiarato la sua solidarietà ai titolari ed alle maestranze della Econet che ieri è saltata in aria: «Oggi è un giorno di amarezza per l'area industriale per questo incidente. Sono convinto che l'imprenditore Rocco Aversa e i suoi soci, a cui va tutta la mia solidarietà, sapranno affrontare questo doloroso momento con forza d'animo, professionalità ed abnegazione per risollevare le sorti della propria azienda gravemente danneggiata». Muraca aggiunge: «Le dichiarazioni rese dall'imprenditore appaiono tranquillizzanti in ordine alla tutela dei lavoratori che operano nella sua azienda, ai quali mi sento particolarmente vicino».
I predecessori di Muraca alla sicurezza ci hanno pensato solo di striscio. Qualcuno, ma soltanto pochissimi, ha badato a blindare le aziende dagli attacchi della 'ndrangheta. I clan impongono il pizzo e, a chi non paga, bruciano qualcosa o l'intimidiscono intervenendo proprio sulle strutture dell'azienda. Ed ecco che viene fuori un piano di videosorveglianza per tenere d'occhio l'intera zona grazie alle telecamere.
Ma evidentemente non basta. L'incendio di ieri è stato devastante, avrebbe potuto mietere vittime. È proprio da questo episodio che si può partire per discutere della sicurezza non riferita alla criminalità, ma all'incolumità dei lavoratori. Altrimenti si corre il rischio che esplode un'azienda e il fuoco arrostisce anche i polli che vengono lavorati nel capannone più vicino.
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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