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Confermate le tre misure cautelari
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Lamezia Terme - Restano in carcere Rosario Fiarè, 63 anni, indicato come il capo dell'omonima cosca di San Gregorio d'Ippona, e Francesco Pannace, 24 anni, arrestati nell'ambito dell'operazione "Bocca di Rosa". Il tribunale del riesame di Catanzaro, al quale avevano fatto ricorso i loro avvocati dopo la decisione del giudice delle indagini preliminari il 7 luglio scorso che aveva deciso, dopo gli interrogatori di garanzia, di confermare per gli indagati le misure cautelari in carcere, ha respinto le richieste avanzate per la loro rimessione in libertà.
I giudici del riesame hanno adottato lo stesso provvedimento nei confronti dell'altro indagato Saverio Ferrise, 69 anni che rimane agli arresti domiciliari. I tre sono indagati a vario titolo per violenza sessuale di gruppo aggravata, violenza sessuale aggravata, induzione alla prostituzione, tentata violenza privata e violazione degli obblighi imposti della sorveglianza speciale con l'obbligo di dimora. Vittime dei tre arrestati giovani donne di nazionalità italiana, bulgara e magrebina che Ferrise, secondo gli inquirenti, procurava, dietro compenso in denaro, a Fiaré e Pannace. Alle donne, attirate inizialmente dalla prospettiva di un lavoro a San Gregorio D'Ippona quali badanti o fornaie, una volta presentate a Fiaré veniva richiesto di consumare rapporti sessuali con lo stesso boss. Una giovane donna di Lamezia Terme sarebbe stata vittima di violenza sessuale di gruppo da parte di Fiaré e di Pannace. E proprio grazie alla denuncia di quest'ultima i carabinieri della compagnia lametina hanno ricostruito l'intera vicenda che ha portato al loro arresto. I giudici del riesame hanno condiviso, secondo quanto si è appreso, l'impostazione del pubblico ministero Maria Alessandro Ruberto, che ha ricostruito con puntigliosità sulla base delle dichiarazioni delle vittime il quadro investigativo redatto dagli uomini del nucleo operativo della locale compagnia. I magistrati del riesame non hanno quindi creduto alle impostazioni delle difesa. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia due degli indagati Francesco Pannace, 24 anni, e Saverio Ferrise di 69, quest'ultimo difeso dall'avvocato Teresa Bilotta, si avvalsero delle facoltà di non rispondere. Mentre il terzo degli indagati, Rosario Fiarè, rispose alle domande del magistrato respingendo ogni accusa.
«Io non centro», avrebbe riferito Fiarè al magistrato riferendosi alla violenza sessuale subita da Simona, la donna lametina che sarebbe stata violentata da Pannace. Il presunto boss di San Gregorio d'Ippona respingendo ogni addebito comunque ammise che la donna lametina, prima che subisse il brutale approccio, si trovava con lui in macchina insieme al suo autista al quale avrebbe dato ordine di riportarla a casa perché era ubriaca. Fiarè inoltre precisò di non averla sfiorata con un dito. Dagli atti emergerebbe che il presunto boss quella sera insieme al suo autista Pannace, come ha riferito il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello, avrebbe «toccato e palpeggiato la vittima», ancor prima che questa, come ha spiegato lo stesso magistrato, «venisse condotta in una casa abbandonata, dove Pannace, dopo che la donna s'era rifiutata di ritornare l'indomani da Fiarè, la violenta in modo bestiale spingendogli la testa sulla poltrona e poi abusando di lei».
La deposizione di Fiarè, nella parte che lo vede protagonista a bordo dell'auto la sera del 12 maggio scorso, contrasta con quanto riportato nella pagine dell'ordinanza di custodia cautelare, dove si legge che «dopo un breve passaggio in farmacia, l'uomo (Pannace, ndc), si ferma a prelevare altro soggetto anziano (identificato poi in Fiarè) che sedutosi sul sedile posteriore la palpeggia, mentre il conducente del veicolo le metteva una mano tra..., facendole intendere che sarebbe di fatto stata oggetto di attenzioni sessuali, avendo tale reale finalità l'impiego per la quale era stata "selezionata"». Il presunto boss, secondo quanto s'è appreso, avrebbe inoltre riferito al magistrato che chi ha sbagliato deve pagare, ammettendo inoltre che cercava delle donne per assistere la suocera che è vecchia. Fatti e circostanze che ora passano alla valutazione del giudice che si è riservato di decidere sul merito.
Dalle carte emerge come Ferrise avesse i numeri telefonici per contattare Pannace e Fiarè che avevano schede telefoniche intestate ad altre persone. Elementi che si sono rivelati importanti per l'identificazione di Pasquale, come veniva chiamato Fiarè e Saverio, come veniva indicato Pannace. In ogni caso fondamentale, scrive il magistrato, «ai fini di identificare gli autori materiali degli abusi sono state le immagini acquisite presso una farmacia, dove erano state, secondo quanto riferito dalla vittima, acquistate da parte del soggetto che si era presentato alla donna come Pasquale, le medicine a lei necessarie».
 
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Autore: Gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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