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Brucellosi, 10 mucche abbattute
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Lamezia Terme - LAMEZIA TERME - Dieci bovini abbattuti e due aziende d'allevamento chiuse. È allarme brucellosi nella Piana, ma fra gli addetti ai lavori sembra essere scattato un accordo tacito: non se ne parli in giro. Il rischio però resta ancora alto e i controlli dell'Asl lametina continuano in tutte le stalle dell'hinterland.
I capi di bestiame abbattuti sono tutte mucche da latte. Da qui il problema allarmante: cosa ne è stato del latte prodotto dai capi infetti prima che fossero individuati e deciso l'abbattimento? Sul latte infetto prodotto e probabilmente venduto si possono fare solo ipotesi, certezze zero. Eppure la brucellosi è un'infezione che può contagiare anche l'uomo e può creare gravi disturbi all'organismo (vedi tabella).
Le infezioni sono state riscontrate circa un mese fa in due diversi allevamenti di bovini da latte. Ma lo strettissimo riserbo tenuto dalle autorità competenti hanno fatto trapelare solo adesso il problema. Un'ordinanza per l'abbattimento di capi di bestiame infetti l'ha firmata Michele Rizzo, sindaco di Platania, dopo che l'Asl ha scoperto alcune mucche con la brucellosi in un'azienda che si presumeva fosse nel territorio comunale di Platania. Più tardi però i vigili urbani interessati del caso dal sindaco Rizzo hanno accertato che la stalla infetta si trova nel territorio comunale di Lamezia. Da qui l'invio a Palazzo Maddamme di un'informativa con l'obiettivo di informare l'amministrazione cittadina, ma l'urgenza del problema ha convinto Rizzo a disporre subito l'abbattimento del bestiame affetto dalla malattia.
Il responsabile del settore prevenzione dell'assessorato regionale alla Sanità, Rubens Curia, conferma i casi di brucellosi riscontrati nella Piana ma butta acqua sul fuoco: «La brucellosi in Calabria non è una cosa nuova, purtroppo», spiega alla Gazzetta del Sud, «e c'è un impegno continua delle Asl a monitorare gli allevamenti di bestiame. Le difficoltà nascono dal fatto che in Calabria è ancora molto praticata la transumanza, gli allevamenti si spostano continuamente. Ci sono ancora pastori che quando hanno un capo infetto lo abbattono e lo bruciano senza comunicare nulla all'Asl di competenza. E casi come quello della Tse nel Vibonese vengono fuori soltanto al momento della macellazione».
Dei casi di brucellosi nella Piana si sta comunque occupando il servizio veterinario della Regione opportunamente informato dai veterinari dell'Asl lametina che seguono la vicenda da vicino.
Anche Bruno Capogreco, presidente dell'Associazione provinciale allevatori, ribadisce che i casi di brucellosi in Calabria sono ancora troppi. E spiega: «Il fenomeno è dovuto soprattutto ad un non precisa e puntuale rispetto delle norme di prevenzione. I capi di bestiame ogni sei mesi dovrebbero essere monitorati dalle Asl, ma per motivi diversi questo non avviene con regolarità». Ma per Capogreco «la situazione nella Piana lametina è sotto controllo, e casi del genere devono servire solo a ricordare che bisogna applicare la legge e la tempistica».
Per il presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, Franco Lucia, «il fenomeno brucellosi non è una novità purtroppo nè in Calabria nella nella provincia catanzarese, e comunque si tratta di casi che vengono tenuti sotto controllo». Ma tutte queste assicurazioni non si sa in che misura possano tranquillizzare i consumatori quando fanno la spesa.


LA MALATTIA IN PILLOLE
Cos'è la brucellosi? Si tratta di una malattia degli animali causata da batteri appartenenti al genere "brucella". Colpisce in particolare i paesi del Mediterraneo, mediorientali, asiatici e dell'America Latina. La possono prendere diversi tipi di animali, fra cui mucche, pecore, capre, maiali e cani. I responsabili delle infezioni sono sei specie di batteri gram negativi appartenenti al genere brucella: B. melitensis, B. aboutus, B. Suis, B. Canis, B. Ovis, B. Neotomae. I primi quattro sono in grado di contagiare anche l'uomo.
La malattia rappresenta un importante problema di sanità pubblica per le infezioni umane ed è causa di gravi danni economici, particolarmente nelle aree agricolo- pastorali per le infezioni negli animali da allevamento. Gli uomini possono contrarre la malattia entrando in contatto con animali o prodotti di origine animale contaminati (carni, latte, interiora). Quindi generalmente sono tre le vie da cui passa l'infezione: attraverso cibi o bevande contaminati, per inalazione, oppure tramite piccole ferite sulla pelle. Di queste però sicuramente la prima è la via più comune, infatti il batterio della brucellosi è presente anche nel latte degli animali contagiati, e se questo non viene pastorizzato l'infezione passa agli esseri umani.
I sintomi, negli animali e nell'uomo, sono vari e simili a quelli dell'influenza: febbre, mal di testa, mal di schiena e debolezza. Ma possono manifestarsi anche pericolose infezioni al sistema nervoso centrale e in alcuni casi si hanno cronicizzazioni, caratterizzate da febbri ricorrenti, stati di affaticamento, dolori alle articolazioni. Negli uomini la terapia per questa infezione può presentare problemi. I medici possono infatti prescrivere antibiotici: questi vengono usati in combinazione per un periodo di sei settimane, per evitare ricadute. Nei casi più gravi è necessario anche il ricovero ospedaliero.
Per quanto riguarda la prevenzione, a tutt'oggi non si hanno ancora vaccini per gli esseri umani, e il consiglio generale è quello di non consumare prodotti non pastorizzati. Mentre per gli addetti ai lavori (allevatori, macellai, casari) è opportuno l'uso di guanti protettivi.
La brucellosi umana è una di quelle malattie a denuncia obbligatoria, ma in diversi paesi il numero dei casi segnalati non riflette appieno quello delle persone contagiate. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che ogni anno la reale incidenza sia da 10 a 25 volte superiore a quella ufficiale. In Italia le ultime stime indicano che ci sono circa 2,1 casi ogni 100 mila abitanti, con un netto decremento rispetto alla prima metà del secolo.
 
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Autore: Fonte: gazzettadelsud.it |Archivio Notizie dalla Città
 
 
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