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Il linguaggio del corpo fuori dagli schemi
Riproposta la seconda edizione di Vetrina della giovane danza d’ autore, denominata Anticorpi XL, che ha concluso la rassegna teatrale Ri crii, diretta da Dario Natale. Due le creazioni presentate nello spazio urbano di Corso Giovanni Nicotera. La prima, dal titolo “ In a Landscape”, è il risultato di un laboratorio “La trasformazione attraverso il movimento” per danzatori e performer, organizzato dal 26 al 29 luglio, presso il Palazzo Panariti, al quale hanno partecipato undici ragazzi provenienti da Lamezia Terme, Soneria Mannelli, Crotone e Cosenza, diretti dal coreografo e danzatore Daniele Albanese. «È questo un lavoro - ha dichiarato Albanese - che si organizza attraverso una particolare struttura e organizzazione di spazio, movimento e suono e nella lettura geometrica del luogo dove si svolge». I giovani danzatori, tra cui lo stesso Albanese, che si è esibito in un assolo , distaccandosi dagli schematismi tradizionali in linea con la danza contemporanea, hanno creato nuove forme espressive attraverso il linguaggio del corpo suscitando ammirazione e curiosità nei molti spettatori, che hanno cercato di cogliere le percezioni ed emozioni, piuttosto che la narrazione di una storia, che via via si sprigionavano dai movimenti corporei esaltati dalle musiche originali di Maurizio Sollani. «Abbiamo definito i meccanismi - ha proseguito Albanese - come vento, non in senso atmosferico, ma come induttore e motore di cambiamenti e di dinamiche sonore e fisiche. Come il vento ciò che agisce è invisibile. L’ apparire, fisicamente e sonoramente, è il risultato di un passaggio in un paesaggio urbano». La seconda creazione “ Sentire nella memoria”, firmata dalla danzatrice Valentina Saggin, e da lei stessa eseguita, è risultata un assolo, di quasi venti minuti ( più o meno quanto la prima), giunto alla finale del Festival of Choreographic Miniature di Belgrado, e finalizzato alla riscoperta di sguardi, emozioni, visioni, oscurate dal divenire adulti. « Con questa danza - ha chiarito Valentina Saggin - ho voluto esplorare una parte della mia infanzia che, diventando adulti, tendiamo a soffocare e , in particolare, un gioco che per me è anche un lamento, un richiamo alla spensieratezza di quella età adombrata anche da conflitti e lotte e animata da un’ accesa fantasia che crea tante cose animandole». E attraverso la danza, vivacizzata dalle musiche di Vittorio Vella/ Frammentazioni- Cocorosie/K-Hole, Valentina Saggin è riuscita a trasmettere al pubblico presente intense emozioni e a far capire il significato dei suoi movimenti e del suo grido, quasi soffocato, mirati a svelare l’ingenuità dei bambini che si affacciano alla vita, il loro mondo fantastico intriso di luci ed ombre. Pertanto «la memoria - secondo la danzatrice Saggin - non è più custode , bensì chiave per riappropriarsi dello stato primordiale delle cose». Hanno partecipato al Laboratorio: Maria Teresa Guzzo, Stefania Mangia, Maria Scalese, Natascia Cucinato, Giuseppe Gimeli ( Cosenza), Emanuela Bianchi ( Catanzaro), Luna Paese ( Renda), Antonella Cerra ( Soveria Mannelli), Fabio Tropea, Luca Mazzei e Nella Coletta( Lamezia Terme).
 
Autore: Lina Latelli Nucifero
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